Lo splendore e la scimmia

Tiziano Scarpa



Lo splendore e la scimmia è un romanzo incantevole. Il suo stile scintillante e confidenziale mostra che il desiderio è come un giardino che va coltivato, e il giardino è una conversazione fra amici che si raccontano peripezie erotiche, viaggi, fame di bellezza. I giardinieri verbali di questa conversazione sono due amici omosessuali negli anni Novanta, «in una mostruosa macchina sociale eterosessuale» dove non c’è «nessun congegno che li contempli e che gli dia una mano». Si muovono come incursori, sono ladri gentiluomini di carezze: le rubano ai maschi fidanzati con ragazze tonte, ai figli di mamme meridionali pronte ad adottare anche loro.

Elegante e vivace, la scrittura di Anton Giulio Onofri è una forma di adorazione: adora la bellezza dei ragazzi, la bellezza dell’arte, della musica e dell’opera, la bellezza dei paesaggi italiani, dei templi siciliani, delle piazze padane. E la bellezza delle parole. Nella sua pagina, le parole hanno l’apparenza di un resoconto, di una traccia del passato, mentre sono l’appetito dell’avvenire, la fame della vita che ancora ci manca. Perché la vita non va soltanto raffigurata dopo, va annunciata prima, convocata, chiamata a farsi avanti, e per convincerla a succedere bisogna saper mettere in fila gli appellativi più seducenti, le frasi più spassose, i discorsi più memorabili. Per far arrivare la felicità, bisogna scoprire il suo nome a furia di descriverla, bisogna saperla chiamare con le parole giuste – no: con le parole belle.

Qui sopra ho riportato il risvolto di copertina che ho scritto per il romanzo appena pubblicato. Qui di seguito, un estratto dalle pagine 94-95:

– …Natale si sposa tra un mese. Finita la trasferta semestrale in Libia, dove è andato a lavorare con la ditta del padre, dopo mesi di astinenza dalle femmine perché le nere proprio non lo tirano (pazzo idiota!) è tornato al paese e l’ha subito fatta secca, questa Maddalena. Dice che l’ama sul serio, anche se si sono messi insieme durante le vacanze di Pasqua, senza poi più rivedersi. E vuole che io sia il testimone di nozze. Ma se i tuoi manco mi conoscono, gli ho detto, e così la prossima settimana vengono su a Roma lui, i suoi e questa Maddalena, apposta per presentarmeli.
– Divertente.
– Non fare il cinico. Anche tu sei invitato. Ha detto che non si scorda tutte le cene che ci hai offerto, e tutte le volte che ci hai prestato casa. Ci tiene a fartela conoscere, Maddalena, che pare bella, a sentir lui, anche se dei gusti di questi in materia non c’è da fidarsi granché. La cosa indubbiamente mi imbarazza un po’, ma a ben pensarci è una grande prova d’affetto. Sai quanto ci tengono a queste cose, laggiù. Praticamente è come diventare uno della famiglia.
– Proprio per questo ho detto a Luigi che se lo sogna, se mi vuole come testimone al suo, di matrimonio. Ma tra me e Luigi è diverso.
– Ecco che fai lo stronzo. Solo il tuo può essere il Grande Amore, gli altri sono tutte barzellette.
– Piantala, non voglio dir questo. È che per quanto fondamentale sia Natale, so pure che da quando se ne è andato le tue scorribande notturne non hanno mai smesso di fruttarti un bel po’ di eros, e quasi mai gratis. E per carità, non prenderla come una bacchettonata. Vorrei anch’io avere un cuor leggero per divertirmi a collezionare infedeltà verso chi oltretutto ha da sempre pure lui una fidanzata. È che ahimè, sono innamorato nel più sciocco e banale dei modi, e non riuscirei più a guardarlo in faccia se dovessi nascondergli anche solo un’innocua smarchettata. L’assurda, scemissima speranza che un giorno Luigi lasci Anna per me, il che vorrebbe dire sprofondare la sua famiglia nello scandalo e nella vergogna, convive più o meno tranquillamente con la consapevolezza di quanto questo sia impossibile e inimmaginabile. Eppure ho passato con Luigi momenti che neppure Anna s’è mai sognata. Lui ha bisogno di Anna così come ha bisogno di me, o di chi per me sia in grado di dargli quello che Anna non può. Ma Anna ce lo avrà sempre lì a disposizione, io invece, tra un dolce incontro e un altro devo aspettare settimane, a volte mesi. E ogni volta devo essere io a organizzare, a inventare. Nessun congegno di questa mostruosa macchina sociale eterosessuale che mi contempli, che mi dia una mano a rendere tutto un po’ più automatico. Credi sia facile mandar giù l’idea che per quanto intensamente io viva la mia relazione, un giorno dovrò comunque farmi da parte? Certo che è facile. Guardami. C’è gente che per molto meno compie stragi nei supermercati. Noi invece? Sopportare, sopportare. E sopportiamo. Abbiamo i nostri dischi, i nostri libri, i nostri film. Ma è normale se poi ti vien meno quel certo gusto del vivere.
– Stai messo bene, oggi. È successo qualcosa con Luigi?
– Ma no, niente. Luna storta. Scusa, anzi. Mi annunci un matrimonio, e io ti rovino la festa con i tormentoni. Quand’è la data?
– I primi di novembre. Devono mettersi d’accordo col prete. Ce n’è di che allungare le vacanzine dei morti. Piuttosto il regalo. Dal testimone di nozze non ci si aspetta certo uno Swatch.

Anton Giulio Onofri, Lo splendore e la scimmia, Lantana, 179 pagine, 15 euro.

Anton Giulio Onofri è nato nel 1959 a Roma; è autore e regista di programmi televisivi e film documentari su arte, musica, cinema e libri. Lo splendore e la scimmia è il suo primo romanzo.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 16 luglio 2013