L’opposta riva (dieci anni dopo)

Fabiano Alborghetti
presentato da Anna Ruchat





L’opposta riva (dieci anni dopo) di Fabiano Alborghetti è un libro forte, coraggioso e solido. È documento, testimonianza ed è poesia, ballata, filastrocca. Nei versi di Alborghetti c’è un ritmo narrativo, che a volte rimane sospeso, altre viene lacerato dalle immagini, un ritmo che trascina e risucchia. Come già il Registro dei fragili (Casagrande, 2009) e forse anche di più, le poesie de L’opposta riva (dieci anni dopo) si leggono come i racconti di Heinrich von Kleist: attraversa la raccolta quello stesso duro senso del destino, che qui però rimane ogni volta in bilico, senza che mai si accenni a un compimento.
L’autore, che per scrivere la prima versione del libro ha vissuto tre anni (2001-2003) con gli immigrati clandestini, da voce, nei 60 testi che compongono il libro, ad altrettante persone reali che per questa versione radicalmente nuova, ha re-identificato. I nomi dei migranti, con età e luogo di provenienza, sono elencati nell’indice, salvo nei pochi casi in cui non è stato possibile recuperarli.
[Anna Ruchat]

p. 19
Margini, confini che non sono da ignorare
ancora: è lo spazio del campo concesso per il tratto di pace.
Alcuni incolumi chiedevano

all’infermeria e mostravano le foto. Altri
sotto i teli. Il lezzo di vita persa è eguale in ogni posto.
Dio qui non ha tempo pare

di mettere fine agli opposti. E arrivi e tende e veli
stesi sopra i visi e soldati
in casco blu ad osservare

quanto assente è il pudore, e la vita se persegue.

(Nura, 27 anni, Afgooye, Somalia)

*
p. 43
Se frazioni e dividi per due mi trovi
diceva e non sapeva contare:
metà vive riposto oltremare, metà

è lasciato a sé stesso, nel tuo mondo. Per resistere
entro ed esco e vado e torno diceva, ma è difficile
avere una consistenza che superi l’invisibile

o avere coraggio in questo mondo, senza disertare.

(Miols, 43 anni, Kastriot, Kossovo) _

*
p. 52
Baciami sulle labbra mormorava senza suoni
e guardava la rivista. Baciami
come non ho mai scoperto, ancora.

Ero troppo giovane quando sono partito
sono troppo giovane per sapere cosa fare.
Ho troppo seme per sapermi trattenere.

Dammi il seno che è vietato, chiudi gli occhi
come spero faccia Dio
mentre bramo, mentre amo

la tua carne, impura e cara…

(Fatim, 42 anni, Senegal)








pubblicato da s.baratto nella rubrica poesia il 8 luglio 2013