Ma dove sono le parole?
Parte prima: il silenzio


Chandra Livia Candiani,
in dialogo con Andrea Cirolla




Chandra Livia Candiani conduce da anni seminari di poesia nelle scuole elementari di Milano. Una Milano decentrata, liminare; quella delle periferie.
Le bambine e i bambini sono italiani e stranieri, figli di immigrati da ogni parte del mondo. Presentiamo qui una selezione delle loro poesie. Non faremo mai il nome delle scuole e non faremo mai i nomi completi dei bambini. La loro poesia – questa poesia – dà coordinate abbastanza precise e parla più dell’identità dell’anagrafe.

Ho incontrato Chandra e abbiamo cominciato a sfogliare il materiale raccolto dal 2006 a oggi. Abbiamo individuato otto grandi nuclei tematici: Il silenzio; Il mondo, L’autoritratto (talvolta è «La vita di»), Le parole, L’addio; poi Quello che conta (talvolta quello che «resta»), I grandi, Che cosa è la poesia. Li abbiamo divisi in un tema introduttivo, poi quattro temi e altri tre temi, che formeranno la seconda e la terza puntata di questa piccola rassegna. Una quarta sarà dedicata unicamente ai bambini rom, perché sono scomparsi dalla scuola dopo l’ultimo sgombero e le loro poesie esprimevano tutta la ricchezza e la differenza di una cultura compatta, articolata e complessa.
[Andrea Cirolla]

***

ac – Chandra, raccontaci tu. Chi sono i tuoi bambini? Da dove arrivano? E da dove ripartite insieme? Che strada percorrete?

clc – I bambini sono di otto, nove o dieci anni. Ci sono pochi italiani, sono per lo più migranti che vengono dai paesi più diversi: Cina, Uruguay, Brasile, Panama, Perù, Colombia, Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka, Filippine, Marocco, Tunisia, Russia, Romania, Ucraina. Alcuni sono appena arrivati, altri sono in Italia da tempo, altri sono nati qui. Ho cercato di inventarmi un piccolo metodo che non emarginasse chi parla altre lingue. Partiamo da un punto in cui conoscere molte parole non è affatto quello che conta. Partiamo dal corpo, dalla presenza e dagli stimoli sensoriali che la vita regala a ogni istante.
Non inizio mai spiegando loro cos’è la poesia, ma segnando un leggero e variabile percorso per andare insieme in cerca del luogo in cui abitano le parole.

Ma dove sono le parole? Un verso di un anonimo poeta nicaraguense dice: «Un poeta siente»: un poeta sente, percepisce, avverte, intende, ha sentore e presentimento. E così giochiamo con il sentire e scriviamo le tracce che i sensi lasciano in noi.

ac – Che ruolo gioca l’intelligenza nella scrittura di questi bambini?

clc – Ci sono tanti tipi d’intelligenza, il poeta Giallâl ad-Dîn Rûmi, nato nel 1207 nell’attuale Afganistan, morto in Turchia in cui è venerato come un santo e un maestro mistico, ma la cui appartenenza razziale e linguistica è l’Iran, li sintetizza in due grandi categorie in una sua poesia che ho così tradotto dalla versione inglese The essential Rumi (Harper San Francisco) per i miei bambini:

Due tipi d’intelligenza

Ci sono due tipi d’intelligenza: una acquisita,
come lo scolaro memorizza fatti e concetti
dai libri e da quel che il maestro dice,
accumulando informazioni dalle scienze tradizionali,
come da quelle nuove.

Con questa intelligenza emergi nel mondo.
ti collochi davanti o dietro gli altri
in base alla tua competenza nel memorizzare
l’informazione, con questa intelligenza te ne vai a zonzo
per i campi della conoscenza segnando sempre più
cose sul tuo quaderno d’appunti.

C’è un altro tipo di quadernetto,
uno già completo e custodito dentro di te,
una sorgente che straripa dal suo alveo. Una frescura
al centro del petto. Quest’altra intelligenza
non ingiallisce e non ristagna. E’ fluida,
e il suo movimento non è da fuori a dentro
attraverso le condutture di un sapere idraulico.
Questo secondo sapere è una fonte
che da dentro di te va verso l’esterno.

Una frescura al centro del petto: sì, l’abbiamo tutti, i mistici lo chiamano cuore o luogo tenero e soffice, o vera natura; i poeti, come Pascoli, il fanciullino, il bambino, oppure il selvaggio. L’abbiamo tutti, ma può vivere inavvertita dentro di noi o soffocata o sommersa e occorre un percorso per ritrovare questa fonte già da sempre lì, per riconoscerla, per non averne paura, per lasciarla dire, per scrivere sotto sua dettatura. Perché lì vivono le parole.

ac – Abbiamo scelto di presentare queste poesie dei bambini partendo dal tema del silenzio. Perché il silenzio?

clc – Inizio spesso i miei seminari con il tema del silenzio. Perché i bambini conoscono per lo più il silenzio teso, il comando a cui si obbedisce facendosi piccoli, raggrinzendosi. E invece cerco di trasmettergli un silenzio che allarga, il piacere del silenzio che è ascolto di sé, del mondo, dell’altro, della sinfonia di cui facciamo parte. È con meraviglia che scoprono il mondo che il silenzio rivela. E alla fine gli dico: ora vi do un compito che dura tutta la vita. E loro abbassano le orecchie, ma quando dico: ascoltare il silenzio, farci tana, aspettare lì le parole, ridono. E una volta una bambina cingalese mi ha chiesto avvicinandosi a me fino a poter soffiare pianissimo le parole: «Maestra, c’è sempre tanto rumore in giro, con le macchine, le moto e gli urli, come faccio? Mi insegni ad ascoltare il silenzio nel rumore?» Perfetto! Il silenzio non è l’assenza di rumori, è il loro sfondo, il loro riposo.

***

1. Il silenzio

Ale, 8 anni

Il silenzio è la grandine
è il cane che corre
è fischiare nel verbo.
Il silenzio è il gatto
sono occhiali
per guardare
sono campanelli
sono lampade lucenti
ma che cos’è il silenzio?

*

Giulia, 8 anni

Il silenzio

Un giorno di pioggia
suona il campanello
vado ad aprire
non c’è nessuno
poi mi accorgo
era la grandine
spinta dal vento.
Chiudo la porta
chiudo gli occhi
e silenzio.

*

Mattia, 8 anni, italiano

Il silenzio

C’è la pioggia che picchia
ma il temporale di più.
Nell’acqua scende qualcosa
ma non posso dirtelo.
È forse la cascata che fa un rumore
forte?
Fanno del rock.
Non te lo dico è un segreto!
Saranno gli strumenti musicali…

*

Tito, 8 anni, italiano

Il silenzio

Il silenzio è la pace nella guerra
dove le stelle luccicano nella notte
il silenzio è la luce che non frizza
quando i soldati sono felici
è quando il correre si trasforma in camminare.

*

Simone, 8 anni italiano-albanese-kosovaro

Le parole del silenzio

Vedo le onde arriva la pioggia tutto viene da un richiamo,
suono i bonghi gioco a ping-pong inizia la campagna da una stalla.
Salgo le scale inizia un fruscio costruisco un ruscello
sento arrivare un lebbroso gli regalo un triangolo,
faccio un ululio rompo la chitarra per farne una scimitarra,
non ci sono pezzi abbastanza rompo la scimitarra
e faccio uno xilofono del silenzio
le parole vengono da una U ma non si sa più.

*

Matteo, 8 anni, italiano

Il silenzio

Il silenzio che sta nella mia casa
a volte
viene combattuto da un grillo
o una moto
ma quando i rumori passano
il silenzio ritorna a trionfare
e quando mi sveglio nella notte
sento che il silenzio è qui
con me
sia vicino che lontano.

*

Cheng, 11 anni, cinese

Il silenzio

Il mio silenzio è il suono paura
suono terrore suono sentimento suono
terribile suono felice e suono forte.

*

Mariam, 11 anni, egiziana

Io mi commuovo
quando mia nonna è morta
anche quando guido la bici
e c’è un silenzio incredibile
le parole e il silenzio
mi fanno volare
e il silenzio mi fa inventare
tante cose
e mi fa ricordare
tante belle cose
il silenzio è come il compleanno
ed è bello vivere
in questa vita
serve capire
cos’è
il silenzio.

*

Jack, 11 anni, cinese

Il silenzio che noia

Oggi è inverno
sono uscito
ho visto uccello
non canta
ho visto campana
non suona
piove
nessuno gioca con me
sono andato a casa
domani finalmente sarà primavera
uccelli canteranno.

*

Melany, 11 anni, peruviana

Il silenzio

Il silenzio non è solo stare zitti
ma è la tua pace interiore
e sta nelle cose di tutti i giorni:

nella corsa di un bambino,
nel volo degli uccelli,
nella pioggia e nella neve
che cade libera e si posa delicatamente
come una ballerina nel suo spettacolo.

Questo è il silenzio, che vedere non si può,
ma tenerlo sì.
E devi solo trovarlo
perché il silenzio
sei tu.


[Seconda parte;
terza parte;
quarta e ultima.]








pubblicato da s.baratto nella rubrica poesia il 7 luglio 2013