Persone, oggetti, luoghi, sorprese

Silvio Bernelli



Michael Nyman è sulla sessantina. Fronte pelata, grandi occhiali con montatura in tartaruga. Indossa completo nero di buon taglio e camicia grigia. Ai piedi calza stivaletti neri alla texana. Siede davanti al grande schermo del computer in una sala della casa editrice torinese Volumina, attorniato da cinque ragazze sui venticinque anni. Sta scegliendo tra le migliaia di fotografie scattate in giro per il mondo nel corso delle tournee quelle che faranno parte di un libro. Un’opera ancora senza titolo che sta nascendo proprio sotto i nostri occhi, di cui è prevista l’uscita in primavera. Il compositore è concentrato sullo schermo su cui compaiono scatti di Barcellona, Venezia, Napoli, Città del Messico, Tokyo, San Pietroburgo. Quando ne trova uno che gli piace, lo segnala alle ragazze dello staff che provvedono ad archiviarlo. Tra una fotografia e l’altra si dedica all’intervistatore, prima con professionalità leggermente distaccata, poi con sincero interesse, infine con vero entusiasmo. Occuparsi di qualcosa che non è musica, per Nyman rappresenta una vera novità.

È questo libro fotografico che sta preparando che l’ha portata a Torino?

Sono venuto qui per registrare il mio Violin Concerto, un’opera del 2003, con l’Orchestra Sinfonica della Rai. Stiamo provando nell’Auditorium Rai, una sala magnifica. Il libro è un progetto partito già da un paio di mesi, ma che solo ora ho trovato il tempo di cominciare seriamente. Diciamo che ho unito l’utile al dilettevole, in qualche modo.

Come si trova a suonare con i musicisti italiani?

Benissimo. L’orchestra RAI è composta da musicisti veramente eccellenti. Riescono a suonare nel modo intenso, energetico che piace a me. È proprio per produrre questa potenza dell’esecuzione, più tipica di un gruppo rock che di un ensemble di musica classica contemporanea, che, come compositore, penso sia necessaria la mia presenza sul palco. Tecnicamente parlando, come pianista sono ben conscio di non essere assolutamente all’altezza dei membri della Michael Nyman Band o dei musicisti con cui mi capita di esibirmi. Il mio ruolo è più quello del catalizzatore che del pianista. Si è visto proprio l’ultima volta che ho suonato qui a Torino insieme alla mia band, nel settembre scorso. Avremmo dovuto eseguire il concerto su un grande palco all’aperto, nel parco della reggia di Venaria, un luogo molto suggestivo. Il maltempo purtroppo ci obbligò all’ultimo momento a spostare l’esibizione all’interno della chiesa della reggia. L’acustica era insoddisfacente e il palco era molto piccolo, ci stavamo appena con il mio pianoforte e i dodici musicisti della band. Ero veramente arrabbiato per tutti gli inconvenienti e nell’esecuzione di quella sera la rabbia mia e della band si sentiva. Era palpabile.

Lei è legato in modo molto particolare a Torino. Vent’anni anni fa lei scrisse Memorial, uno dei suoi capolavori, un’opera dedicata ai tifosi juventini morti durante gli scontri con i tifosi del Liverpool allo stadio Heysel a Bruxelles in Belgio, il 29 maggio 1985.

Memorial è un’opera molto speciale per me, molto sentita. Non l’ho mai più eseguita dal vivo dal 1985, neanche quand’ero venuto a suonare proprio qui a Torino all’Auditorium del Lingotto una decina di anni fa, quando per pura coincidenza il giorno del concerto era l’anniversario della tragedia dell’Heysel. Nel 2008 però Memorial tornerà ad essere eseguita dal vivo in tre concerti, che si terranno qui a Torino, a Liverpool e a Bruxelles. Un modo per non dimenticare la follia di quella serata.

Michael Nyman interrompe la nostra chiacchierata per dedicarsi a una lunga serie di fotografie scattate in un mercato di Napoli. Persone, volti, gesti di commercio quotidiano, un banchetto che vende esclusivamente reliquie e santini, uno scorcio di vicoli del centro storico, due scugnizzi su un motorino. In una foto "rubata" sul lungomare partenopeo due donne di mezz’età parlano tra loro accompagnando il discorso con gesti molto ampi delle mani. Nyman chiede alla schiera di assistenti di mettere la foto da parte per il libro. "È molto italiana" commenta sorridendo.

Questo libro fotografico a cui si sta dedicando è al centro di un progetto più complesso. Per ogni sezione del libro, lei comporrà un brano musicale come commento visivo. Una mostra con le fotografie e un concerto saranno organizzati in concomitanza dell’uscita del libro a Torino, nella primavera del 2007. Com’è nata questa idea del libro?

Quasi per caso, parlandone con Domenico de Gaetano, l’editore di Volumina. Una casa editrice piena di giovani che si occupano di cultura, una vera boccata d’aria fresca, per me. Ho da sempre la passione di scattare fotografie durante i miei viaggi, "rubandole" per strada con la mia Leica. Non chiedo ai miei soggetti di mettersi in posa, né scelgo posti particolari per ritrarli. Le mie foto compongono una specie di diario visuale. Ora, visto che non ho mai scritto un diario durante i miei viaggi, ho deciso di comporne uno per immagini. Non le nascondo che è un lavoro che amo molto. Guardi ad esempio queste foto che stanno scorrendo adesso sul video [gente comune che cammina per strada, una fermata d’autobus, una coppia di bambini biondissimi con la mamma]. Le ho scattate recentemente in Repubblica Ceca e in Austria. Adesso che le riguardo, vedo cose diverse da quelle che avevano attirato la mia attenzione di fotografo. Adesso, in qualche modo, le possiedo. Sono diventate un valore notiziabile, che posso scambiare con qualcun altro.

Osservando le sue foto, sembra che lei si faccia conquistare da tutto ciò che vede...

Sono sempre affascinato da ciò che vedo. E il desiderio di riprodurlo ha più a che fare con la visione che ne ho io, piuttosto che quella che rappresentano nel mondo. Quando sei un compositore cerchi l’intuizione, inventi, non catturi nulla, anche se magari può succedere che qualcuno catturi qualcosa dalla musica che hai scritto. Invece con le fotografie si cerca di conquistare per sempre ciò che, anche per una sola frazione di secondo, colpisce la nostra immaginazione. Oggi ho messo insieme una collezione enorme di fotografie scattate in tantissime parti del mondo, di giorno e di notte, in qualunque condizione climatica. Si tratta di circa 80 giga di immagini. Il lavoro che ci aspetta ora è quello di ordinarlo per le categorie in cui dovrebbe essere diviso il libro: persone, oggetti, luoghi, sorprese. Sono davvero entusiasta di poter portare in porto questo progetto. Mi piacerebbe che un giorno, in futuro, se qualcuno si ricorderà di me come compositore, possa ricordarsi di me anche come autore di questo libro.








pubblicato da d.voltolini nella rubrica a voce il 6 marzo 2007