Benvenuti nell’antropocene!

Sergio Nelli



Tra i tanti contributi, che ormai ci vengono da tutte le parti sulle questioni relative ai disastri ambientali causati dallo sviluppo umano, il libro Benvenuti nell’antropocene! (trad. it. Mondatori, 2005) di Paul J. Crutzen, olandese, insigne scienziato e premio Nobel per la chimica dell’atmosfera nel 1995, ha anche il merito di offrirci una nuova parolina che apre un fuoco filosofico sulla questione.
Com’è noto, il periodo che stiamo vivendo viene definito olocene e parte dalla rivoluzione neolitica. Parlare di antropocene (cioè di èra dell’uomo) significa riconoscere una cosa di rilievo enorme: la specie umana, per la prima volta nella sua storia, è in grado, è stata in grado, di modificare gli ecosistemi in uno smisurato esperimento senza governo e senza controllo.
I vulcani e gli asteroidi possono aver fatto di più, ma erano appunto asteroidi e vulcani. Dall’inizio della rivoluzione industriale fino ad oggi, un nuovo immenso vulcano si è attivato e lancia le sue polveri su tutto il pianeta.

Il filosofo Gunter Anders aveva chiamato questa rivoluzione in molti modi nel suo L’uomo è antiquato. Anders parlava soprattutto, negli anni tra il 1950 e il 1980, del dominio della tecnica e dei grandi rischi delle costruzione di armi di distruzione; ma il suo discorso, pur partendo dall’atomica, può inglobare anche le armi improprie di tutto lo sviluppo tecnologico ed economico successivo. Parlava di Signori dell’Apocalisse, col suo linguaggio filosofico; di cecità all’Apocalisse, e anche di nostra indegnità in questo ruolo, con la ricetta universalmente praticata del mondo come miniera da sfruttare. Anders rovesciava l’assunto filisteo che costruire è difficile e facile distruggere. Le armi atomiche come l’incremento tecnologico, con sullo sfondo l’imperativo che ciò che si può fare si deve fare e ciò che si deve fare è ineluttabile, ci mostravano in realtà che, anche di fronte ad una assoluta evidenza di male, ciò che ci manca non è il potere bensì il non-potere. Che a volte non potere è peggio che potere. Un altro dislivello micidiale.

In questi ultimi anni, la stessa diagnosi sul danno planetario è stata emessa da tanti scienziati e osservatori che si sono trovati in ciò, al di là di ogni posizione filosofica e politica, vicini e in stretta aderenza alla fattualità. E il caso di Crutzen.
Qualche anno fa, il 22 febbraio del 2000 - dicono le cronache - a Cuernavaca, in Messico, si svolgeva una riunione del comitato scientifico dell’International Geosphere Biosphere Programme (Igbp). "A un tratto Crutzen interruppe gli interlocutori e fece per la prima volta uso della parola antropocene", per sottolineare l’impatto del fattore umano sul Pianeta.
Antropocene è una definizione forte, e rimanda a un’ influenza profonda, il riconoscimento e la descrizione della quale richiedono subito soluzioni, invenzioni, coraggio, capacità di cambiare rotta e programmazione. Altro che continuare con il BAU (Businnes As Usual), come se nulla fosse e tutto restasse lì a nostra disposizione! Oramai le cose sono fatte e il sapere, come diceva Hegel della filosofia, esce come la civetta sul far del crepuscolo.
Se l’antropocene è la nostra èra, e questa èra è segnata da elementi catastrofici, come le stime scientifiche più attendibili stanno documentando da tempo, siamo noi gli unici a poter invertire questi indirizzi e a dar fiato a un’epoca di sviluppo sostenibile. Ecco, si parla di sviluppo sostenibile, sustainability, sustainability science. Ma è chiaro che siamo in una giungla di eufemismi, viste le compromissioni già in atto. E che bisogna capire alla svelta (le conoscenze e la comprensione possono infatti essere non modificanti), contro la nostra stessa programmazione, che qualcosa di importanza vitale nel nostro software (come dice da tempo, anche in questo blog, Antonio Moresco) non funziona – l’epistemologo Edgar Morin aveva suggerito l’espansione: homo sapiens demens - e ha messo la specie e tutto il vivente in pericolo di estinzione.








pubblicato da s.nelli nella rubrica emergenza di specie il 5 febbraio 2007