L’ottimismo dei climatologi

Sergio Baratto



Clima, scienziato tedesco rifà i conti. "Il rapporto Onu rischia di essere ottimista"

Allarme su Science alla vigilia della pubblicazione del nuovo documento dell’Ipcc. "La realtà si è rivelata molto peggio delle previsioni contenute in quello del 2001".
Secondo Stefan Rahmstorf, gli effetti della CO2 su temperatura e livelli dei mari sono sottostimati.

Alla vigilia della pubblicazione del Quarto Rapporto sul riscaldamento globale realizzato dall’Ipcc, uno staff di prestigiosi scienziati tedeschi fa le pulci alla penultima fatica dell’organismo delle Nazioni Unite che tiene permanentemente sotto controllo gli andamenti climatici del pianeta, ovvero il Terzo Rapporto datato 2001.

In uno studio pubblicato sulla rivista statunitense Science, Stefan Rahmstorf, climatologo del Potsdam Institute for Climate Impact Research, il grande centro di ricerca tedesco all’avanguardia nella formulazione di modelli climatici, spiega come i dati reali e le osservazioni sul campo raccolte nel corso di questi cinque anni mostrano che le previsioni fatte dall’Ipcc nel 2001 si sono rivelate tutte troppo ottimistiche.

In realtà non si tratta di una vera e propria novità, e lo stesso Quarto Rapporto, secondo quanto indicato dalle dettagliate anticipazioni uscite in questi giorni, prende atto che la situazione è decisamente peggiore di quanto non si fosse pronosticato, anche se nei resoconti si è spesso preferito sottolineare altri due aspetti centrali del documento: l’accordo ormai pressoché unanime sul fatto che il riscaldamento globale è una drammatica realtà e la quasi certezza che a provocarlo siano in larghissima misura l’attività umana con la produzione di gas serra.

I cambiamenti climatici, secondo Rahmstorf e i suoi collaboratori, stanno insomma dando luogo a fenomeni più intensi di quelli che solo cinque anni fa erano stati previsti dagli scienziati, con il concreto rischio che la comunità scientifica abbia nel complesso sottostimato le conseguenze prodotte dalle massicce emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra.

Nel rapporto 2001, lo staff dell’Ipcc aveva previsto che l’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera avrebbe condotto ad un aumento delle temperature negli anni successivi pari a un minimo di 1,7 fino ad un massimo di 4,2 gradi centigradi. Dalle osservazioni effettuate in questi ultimi cinque anni, i ricercatori tedeschi hanno dimostrato che in realtà la temperatura media del pianeta è aumentata di 0,33 gradi. E questo sarebbe in linea solo con gli scenari peggiori elaborati dall’Ipcc nel 2001.

Inoltre c’è un secondo fenomeno che si sta manifestando con maggiore intensità rispetto alle previsioni: quello relativo al ritmo di crescita dei livelli dei mari, che così come Rahmstorf anche diversi altri studiosi dei Poli ritengono l’Ipcc continui a sottostimare. Secondo i modelli elaborati nel 2001, il livello degli oceani sarebbe dovuto salire di soli due millimetri ogni anno, mentre le osservazioni effettuate dai satelliti mostrano invece un trend di crescita costante pari a 3,3 millimetri all’anno. E non solo. Il tasso di crescita del livello degli oceani negli ultimi venti anni è del 25 per cento più elevato di quello mai registrato negli ultimi 115 anni.

[Qui l’originale]

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Disastri del clima, al 95% colpa dell’uomo

PARIGI—Ore 19.55: i 336 fari che illuminano la Torre Eiffel vengono spenti intenzionalmente. Per cinque minuti il monumento simbolo della Francia scompare alla vista, mentre in altri edifici e abitazioni si decide di restare al buio per solidarietà. È il segnale che gli scienziati del clima, riuniti nelle capitale francese, indirizzano ai governi della Terra. I comportamenti energetici devono cambiare. I gas serra sviluppati dall’uso degli idrocarburi e da altre attività stanno alterando il clima in maniera irreversibile. Bisogna attivare piani straordinari di efficienza e risparmio, altrimenti perderemo vite umane, città e paesaggi naturali.

ULTIMATUM CLIMATICO — Preceduto da questo simbolico blackout, dopo quattro giorni di riunioni a porte chiuse, il documento di 14 pagine che lancia l’ultimatum climatico è stato finalmente approvato in piena notte. È il più approfondito e completo studio sul clima elaborato finora. «Un equilibrato grido d’allarme», secondo alcuni. «Un documento troppo prudente, che sottostima gli effetti catastrofici delle inondazioni future», secondo altri. Stamani, spetterà al climatologo indiano Rajendra Pachauri, presidente dell’Ipcc (organismo scientifico delle Nazioni Unite), il compito di presentarlo ufficialmente nel corso di una cerimonia presso la sede dell’Unesco. Poi gli scienziati passeranno il testimone ai ministri che si sono dati appuntamento a Parigi nel tentativo di dare vita a un’iniziativa di governance mondiale dell’ambiente.

IL RUOLO DELL’UOMO — La responsabilità dell’uomo nel crescente aumento delle temperature della Terra è l’autentico punto di svolta di questo rapporto Ipcc, il quarto di una serie iniziata nel 1990. Prima d’ora i climatologi dell’Ipcc, pur puntando l’indice accusatore contro l’uomo, gli attribuivano un 60-70% di colpa. Ora si passa al 90-95% . «Che siano i nostri gas serra ad avere innescato il cambiamento climatico è ormai quasi certo. Non ci sono evidenze di altri fattori naturali che concorrano in maniera significativa a questo fenomeno», riferisce il portavoce italiano dell’Ipcc, il climatologo Sergio Castellari.

ALTE CONCENTRAZIONI — Le concentrazioni dell’anidride carbonica (CO2), il principale fra i gas riscaldanti liberati dalle combustioni, hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 650 mila anni (380 parti permilione), con un incremento di oltre il 35% negli ultimi due secoli. Per fortuna sistemi naturali come oceani e foreste riescono ad assorbire la metà di queste emissioni, ma ora le loro capacità di smaltimento si stanno riducendo e, dalla metà del secolo in poi, l’intossicazione dell’atmosfera potrebbe superare il limite di non ritorno( 550-600 parti per milione), oltre il quale il sistema climatico si modificherà in modo irreversibile e distruttivo per la vita sulla Terra.

FEBBRE ALTA — La febbre del pianeta, finora contenuta entro il grado di aumento, arriverà probabilmente a +3 gradi prima della fine del secolo, forse a +4.5, trasmettendosi agli oceani, non solo in superficie, ma anche in profondità, come già oggi indicano alcune misure. Lo scioglimento dei ghiacci e la dilatazione termica stanno già facendo salire il livello delle acque di 2 millimetri l’anno, ma questo valore medio potrebbe aumentare. Di quanto? Su questa valutazione, gli scienziati dell’Ipcc si sono mostrati molto cauti indicando, per la fine del secolo, un aumento del livello dei mari fra 28 e 43 cm.

MARI PIU’ ALTI — Prima ancora che il documento sia stato ufficialmente reso noto, i ricercatori del prestigioso Istituto di ricerche sugli impatti climatici di Potsdam hanno manifestato il loro pieno dissenso. «Le nostre valutazioni, ricavate da misure satellitari, dicono che già oggi il tasso di sollevamento è arrivato a 3mmper anno—ha dichiarato ieri il professor Stephan Rahmstorf, direttore dell’Istituto —. Di conseguenza le nostre proiezioni al 2100 indicano un range di sollevamento fra 50 e 140 cm».

Franco Foresta Martin, 2 febbraio 2007

[Qui l’originale]








pubblicato da s.baratto nella rubrica emergenza di specie il 2 febbraio 2007