Insisto

Antonio Moresco



Le pagine dei giornali danno sempre più spazio alle informazioni sulla nostra drammatica situazione ambientale e di specie. Ormai la notizia "tira". Ogni giorno articoli, anche pagine intere dove viene illustrata -con l’aiuto di impressionanti grafici- la situazione che abbiamo di fronte, mentre per anni, per decenni le voci scomode che ci mettevano in guardia su quanto stava accedendo venivano irrise, delegittimate, censurate, relegate in piccoli spazi, fatte passare per "catastrofiste".
Indagini accurate e impegnativi documenti di importanti organismi europei e internazionali, incontri tra climatologi, gli scienziati Usa che rivelano le malefatte dell’amministrazione Bush, le sue interferenze e le sue censure, documentari di successo, come quello recente di Al Gore ecc ecc… Nessuno che abbia un minimo di responsabilità personale e credibilità scientifica nega più la veridicità di questo quadro. Persino le grandi corporation stanno facendo pressioni sul potere politico americano perché attenui almeno di un po’ la sua ottusa, criminale e suicida insensibilità sull’argomento, segno che hanno finalmente realizzato il terremoto economico che l’avverarsi di queste previsioni sta causando e causerà anche ai loro stessi interessi. Persino il presidente americano Bush, lo stesso che si è assunto la responsabilità di non ratificare il Protocollo di Kyoto, per limitare almeno di un po’ l’immissione dei gas serra nell’atmosfera, ora in caduta verticale nei sondaggi anche per altre sconsiderate imprese dall’esito disastroso, esibisce un tardivo e grottesco volto da "ambientalista".
Anche in casa nostra si cominciano a fare i conti dei disastri economici che provocherà il surriscaldamento del clima, dato che in questa epoca capiscono solo quello, solo se una cosa gli tocca il portafoglio coloro che si presentano come gli impettiti, ipocriti, ottusi, decerebrati epigoni del cosiddetto umanesimo occidentale e illuminismo e liberalismo cominciano ad aprire un po’ i loro microscopici occhi porcini.
Ma non basta. Tutto questo non basta. C’è qualcosa che continua a non venire detto. E quello che non viene detto è esattamente la cosa più scomoda, importante e irradiante. Lo so che ne ho già parlato più volte. Ma insisto: se le cose stanno così, se siamo arrivati a questo punto e se solo alle soglie del disastro assoluto pare risvegliarsi una tardiva attenzione a quanto abbiamo combinato nell’ultimissimo demenziale segmento della nostra brevissima vita di specie, allora vuol dire che tutte le strutture umane, mentali, politiche, economiche, culturali, scientifiche, tecnologiche, religiose, sociali… non sono proporzionali ai nostri bisogni e interessi e alle nostre proiezioni di specie, che sono un fardello che non possiamo più permetterci di portare, che sono la nostra rovina, che è lo stesso nostro software ad averci portato al punto in cui siamo e che quindi ogni cosa deve essere ripensata, ci vuole un’invenzione di specie che si esprima su piani multipli collegati e che solo se riusciremo ad affrontare questo terremoto e a infilare questa cruna ci potrà essere una qualche accettabile chance per noi.
Eppure tutto continua come prima. I giornali danno sì le informazioni, che però -private di una visione d’insieme e del contromovimento che occorrerebbe innescare per trovare una via d’uscita- finiscono per generare solo angoscia, frustrazione e impotenza. Chi detiene il comando (economico, politico, militare, tecnologico, religioso, mediatico…) si guarda bene dal permettere che appaia in tutta la sua evidenza questa drammatica non proporzionalità e di darle spazio e possibilità di esprimersi, raggiungere un numero più vasto di persone e incidere maggiormente, si limita a mostrare la propria sensibilità su questi temi aggiungendo magari ai propri programmi giaculatorie "ambientaliste" (orribile parola già di per sé riduttiva e castrante), come se questo bastasse a nascondere la sproporzione e a dare un segnale di inversione di rotta. Fa venire il voltastomaco leggere i giornali italiani in questi giorni. Prime pagine da repubblica delle banane. Ci sono le informazioni "catastrofiste" ma poi, girata pagina, tutto come prima, il solito miserevole reality show nazionale, il solito teatrino su cui stanno tirando a campare. Tutto il cosiddetto mondo politico, economico, religioso si mostra per quello che è: piccoli gruppi di potere che si legittimano l’uno con l’altro nel gioco chiuso del posizionamento reciproco amplificato dalla macchina dell’informazione. Piccoli e irresponsabili scontri di superficie su cose magari anche significative ma secondarie. Persino quelli che avocano a sé la specializzazione politica "ambientalistica" sono arroccati nei loro giochi di alleanze e distratti dai loro piccoli scontri tra gruppi dirigenti autolegittimati, autocooptati e grotteschi, del tutto impari al compito che hanno di fronte, il solo che darebbe un’utilità e una legittimazione reale alla loro presenza e alla loro esistenza. Ma si rendono conto di che cosa succederà di qui a pochi decenni se anche solo la quarta parte di quanto è purtroppo previsto si avvererà: migrazioni umane, esplosione delle strutture politiche e sociali, ingovernabilità, satrapie e concentrazione ulteriore del potere economico, politico e militare per riuscire a far fronte alla situazione senza arretrare di un pollice, per contenere masse umane atterrite prive di riferimento, prospettiva e governo…
In uno dei miei scritti precedenti accennavo a qualcosa che avevo provato a chiamare "Governo mondiale di specie", parlavo delle lacerazioni necessarie (ma anche dei pericoli e dei rischi) da cui poteva nascere l’embrione di qualcosa di simile. La prossima volta tornerò in modo più approfondito su questo argomento.








pubblicato da a.moresco nella rubrica emergenza di specie il 1 febbraio 2007