La Domenica

Canzone di Giovanni Truppi con nota di Diego De Silva



http://www.youtube.com/watch?v=uQUeTb_LNN8

Una persona importante mi manda un link. “Senti qua”, scrive. “Cos’è?”, chiedo. “Un cantautore”, risponde. Al che resto un po’ così. Da diversi anni ho un rapporto insofferente con la musica. Non ho più tanta voglia di ascoltarla, m’interessano poco le novità e non sono nemmeno così legato ai dischi del mio tempo da correre a riascoltarli appena posso senza accusare stanchezza, come alcuni amici affermano (i dischi che ho più amato mi hanno stancato eccome, se volete saperlo: anzi, ce ne sono alcuni – “Second contribution” di Shawn Phillips, per esempio – che mi danno lo sconforto se solo rivedo la copertina). Figuriamoci quindi se avevo voglia di sentire il pezzo di un cantautore che non avevo mai sentito neanche nominare, fra l’altro (anche se il cognome m’era risultato immediatamente simpatico). Una canzone sulla domenica, poi, il giorno più invivibile della settimana. “Cantautore”, per di più, è una parola che suona subito anacronistica, legata com’è a un’epoca (la mia) in cui il cantautorato era una laurea virtuale in testi impegnati e musica pressoché inesistente (per quanto non ci sia niente di sbagliato a definire “cantautore” uno che canta le canzoni che scrive: anche Peter Gabriel, per capirci, è un cantautore; ma avete mai sentito qualcuno dire: “Il cantautore Peter Gabriel”?). Perché avrei dovrei sottopormi a questa piccola espiazione su richiesta, quindi? Comunque sia l’ho fatto, ho cliccato ed è partito il pezzo, che poi accompagnava un video di Francesco Lettieri, girato in stile blob, quasi tutto in interni, pieno di gente comune, addirittura familiare (infatti a un certo punto ho riconosciuto il mio amico Peppe Fiore, di cui fra l’altro in autunno è uscito per Einaudi il nuovo libro, bello e divertentissimo, “Nessuno è indispensabile”), che mi è sembrato immediatamente azzeccato. Il bello è che Truppi è, come dire, un cantante assurdo. Stona spesso e dolosamente volentieri, schitarra pochi accordi quasi senza voglia, si fa accompagnare da una batteria che pare un bidone della monnezza, dice delle cose intelligenti e disperate, ha un modo di scrivere che straripa, dilaga fuori delle strofe, strafottendosene alla grande di risultare orecchiabile, ci mette dieci minuti per arrivare al refrain (“Domenica la gente litiga”: indimenticabile), ma quando il pezzo finisce resti immobile davanti al video che si autospegne e pensi che te lo compreresti proprio, un disco così.








pubblicato da m.cerino nella rubrica musica il 2 giugno 2013