Telespettatori a tutti i costi

Tiziano Scarpa



Qualche settimana fa anch’io, come moltissimi italiani, ho ricevuto una lettera dalla Rai. L’ho aperta, e dalla busta è saltato fuori un uomo in tunica scura con uno spadone in mano. Era la Legge. "Ti nomino telespettatore", mi ha detto toccandomi il cocuzzolo e le spalle con la lama pesante. "Ma come? Io non ho il televisore!", ho risposto.
"Non importa, secondo le mie disposizioni del 1938, possiedi un apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle trasmissioni televisive."
"E quale sarebbe questo apparecchio?", ho chiesto sempre più intimidito.
"Il computer. Perciò pagami l’abbonamento".

Come ogni anno, il termine per mettersi in regola con la Rai scade a fine gennaio. Mi secca molto: e non tanto per i centosette euro, ma per una questione simbolica. Io faccio parte di quella maggioranza di italiani che non ne vuole sapere di grandifratelli, campionati, fiction e festival di Sanremo, perché la sera preferisce passeggiare, andare al cinema, navigare in rete o fare l’amore. Non possiedo il televisore, ma con grande disappunto ho scoperto che la legge vuole considerarmi a tutti i costi un telespettatore.

Sedici anni fa ho comprato il mio primo computer, che all’epoca ho vissuto come l’evoluzione darwinistica della mia macchina da scrivere. Nel frattempo però il computer ha imparato a inviare e ricevere posta, navigare in rete, telefonare e, adesso, guardare la televisione. Allo stato attuale della tecnologia, basta collegarlo a una scheda tv per trasformarlo in apparecchio televisivo. Perciò la Rai viene a battere cassa anche a casa mia.

Per ora, quelli come me possono cercare di dimostrare di non possedere una scheda tv, ma è evidente che questa linea di difesa non terrà per molto: fra pochi mesi sicuramente tutti i computer sul mercato avranno una scheda tv incorporata e ultraefficiente, a differenza di quelle già presenti oggi, che a quanto pare ricevono male perché patiscono le interferenze dei circuiti interni. Il progresso tecnologico ci ha abituati ad accelerazioni continue. A che cosa abbiamo assistito in questi ultimi anni? Non soltanto all’invenzione di nuovi oggetti, ma anche a fusioni di oggetti: funzioni che prima erano separate ora coabitano dentro la stessa scatoletta. Le cose si fondono una con l’altra. Sono nati un sacco di oggetti siamesi. La macchina fotografica sa telefonare!

Il computer si è inglobato il fax, e fra poco si annetterà anche il televisore.

Giorni fa Steve Jobs ha presentato il nuovo telefono cellulare della Apple, che è una specie di centralina multifunzionale. Sa telefonare, farti ascoltare musica con le cuffiette, navigare in rete, immagazzinare documenti… Prontamente un sito di buontemponi ha lanciato un concorso satirico chiedendo ai partecipanti di immaginare quale sarà il prossimo prodotto che la Apple lancerà sul mercato. Hanno risposto in molti, immaginando gabinetti-stereo, sigarette-archivio, pignatte-video. Stiamo andando verso il Nuovo Oggetto Unico, la Cosa Tuttofare.

Pur di sfuggire al regime telecratico della nostra epoca, dopo aver rinunciato al televisore getterò via anche il mio computer, tornando a pestare sui tasti della vecchia Olivetti. Poi un giorno comprerò un frigorifero e riceverò dalla Rai l’ingiunzione di pagamento del canone tv.

"Il Gazzettino", 25 gennaio 2007.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 29 gennaio 2007