Nell’amore e nell’ira

Gianfranco Draghi



IL MAGO

Guardando oltre lo spazio, in un tempo differente,
col cappello di Mandrake,
sto seduto, all’indiana, sui sassi del mio giardino:
il tempo romba oltre, c’è spazio e libertà;
fumano le ciminiere, e appestano l’aria.
Tengo la tua mano e la bacio,
la conduco al mio inguine e al tuo: aspetto la crescita.
Guardo alberi, fossi, rose; guardo sento parole rumori silenzi.
Travi di tetti e pietre, costruzioni da farsi.
Recite, pagliacci, cavalli, figli, mogli, donne, amici, libri, quadri.

Costruisco un mondo e l’ascolto. Suono
mille parole, coloro mille colori. Non basta
il tempo. Lo moltiplico. -Poto le rose, raccolgo il soffione.-
Ballo spasmodicamente fino alle tre. Seduto, roteo la tuba rossa,
guardo il fazzoletto celeste, scruto con l’iride
gialla oltre il verde dei campi.

In noi troviamo, per sempre, spazio e libertà.

*

NELL’AMORE E NELL’IRA SEI BELLA

Nell’amore e nell’ira sei bella,
ti si distende il volto ed ora si gonfia
e ammorbidisce, si esprime
l’anima, la passione, e vivi,
il tuo occhio scuro si ravviva.

*

SE TI VEDO

Se ti vedo
nella camicia da notte
rossa,
e penso al tuo corpo
netto, ti bacio,
e guardo il passo del tuo piede
danzante.

*

SONO UN POVERO

Sono un povero. Quand’ero ragazzo

avevo i pantaloni di mio padre e la giacca di mio fratello
le calze del nonno e le mutande erano mie,
adesso che sono un uomo (un capo carismatico
dice mio figlio ventenne)
ho sul tavolo l’orologio d’oro di mio figlio decenne
(era del suo bisnonno)
ma il mio orologio (una patacca
da diecimila lire) è fermo alla parete da cinque anni,
e solo le camicie che porto sono mie.

*

A ILARIA

Mia bella Ilaria
dorata come una pesca
diritta come un fuso,
morbida come un croco,
tenera come un’allodola,
felice come un’aquila,
libera nel cielo
fragoroso della vita.

*

CANZONE D’AMORE
a L.

"Sono sola nella mia tenda
ci ho la pioggia ghiacciata sulla mia faccia
non ho nessuno che mi copre"

canta nella danza tzigana
che ballo ogni sera da solo
la voce di donna ungherese.

Ruscelli uniti insieme
due tazze che si guardano
messaggi che si incontrano
dei nostri antichi cuori,

li sento dentro di me
mentre ballo e ti scrivo
e ti copro con questo foglio
dolcemente il viso d’amore.

*

SETTEMBRE-OTTOBRE 1996

Grandi valanghe corrono
nel silenzio dei prati:
nuvole si infuocano
nella mia notte serena.

Ride sulle finestre
la luna innamorata.
Oltre i secoli vanno
i discorsi di Dio.

(poesie tratte da: Cinquant’anni di poesia di Gianfranco Draghi, edizioni Gedit, 2005)








pubblicato da a.moresco nella rubrica poesia il 23 gennaio 2007