The Wild Side Of The Moon

Sergio Baratto



Effettivamente in questi giorni a Milano si gira con il giaccone aperto, almeno nelle ore più soleggiate. Il termometro della prima farmacia segnava 14 gradi sopra lo zero, ma poteva benissimo essere un guasto dei sensori. Il fatto è che anche la seconda e la terza segnavano temperature simili (per la precisione tredici e quindici). In Corso di Porta Romana, verso il crepuscolo, ho incrociato un giapponese di mezza età, con i capelli lunghi, un berretto da pescatore e solo una felpa attillata indosso.
Sembrerebbe l’ennesima variazione sul tema "non ci sono più le stagioni di una volta", un adagio assurto a simbolo della banalità ripetuta e molesta. Sennonché, rovistando tra un dispaccio d’agenzia e una notizia di gossip, ti capita di leggere che, secondo l’ente meteorologico nazionale britannico, esiste il 60% di possibilità che il 2007 sia l’anno più caldo mai registrato. La perniciosa combinazione tra le correnti calde del Pacifico (l’effetto El Niño) e l’aumento dei gas serra potrebbe generare un incremento delle temperature medie di 2-6 gradi, con conseguenze tragiche (accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai, aumento del livello del mare, alluvioni e uragani devastanti).
Probabilmente sono solo l’ennesimo catastrofista paranoico, il classico noglobal apocalittico disintegrato. Anzi, lo spero.
Resto in attesa di chiarire se sono lungimirante o soltanto pirla. Nel frattempo, voglio dedicare un pensiero commosso all’isola che non c’è più. Si chiamava Lohachara, galleggiava placida nel Golfo del Bengala e un tempo ospitava 10.000 abitanti, poi evacuati per manifesta incapacità di sviluppare le branchie. La causa sarebbe l’ira di Dio, o in alternativa il progressivo innalzamento degli oceani. Se hanno ragione questi qui e la seconda ipotesi è falsa, resta solo la prima (in tal caso rimane da capire con chi Dio è incazzato e per quale motivo).
Il prossimo febbraio l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) renderà noto il suo nuovo rapporto. Si tratta della "bibbia" della climatologia, lo studio in assoluto più autorevole nel campo dei cambiamenti climatici globali. Staremo a vedere.

Sarà forse perché quaggiù tira una brutta aria, ma in ogni caso sembra che la nuova frontiera della stronzaggine umana sia lo spazio. In questi giorni circola una strana notizia, rigorosamente classificata tra le "curiosità dai media mainstream , secondo cui alcune società israeliane, britanniche e statunitensi starebbero vendendo lotti di terreno sulla Luna (quattro kmq – cioè un acro – per circa trenta euro). Pare anche che gli acri lunari si vendano come il pane. In sé la cosa ha tutte le caratteristiche della bufala. Può darsi: intanto ci si può fare un’idea andando a visitare il sito della Lunar Land Owner, magari approfittandone per comprare uno o due ettari di terra.
Ripeto, può darsi che sia davvero una (mezza) bufala o che meriti veramente solo la qualifica di notiziola bizzarra.
Di certo invece non è una bufala l’articolo pubblicato dal giornale spagnolo La Vanguardia e riportato in Italia sul numero 673 (22/28 dicembre 2006) del settimanale Internazionale con il titolo "Un posto al sole". Da cui si desumono diverse cose interessanti.

Stando a quanto riportato nell’articolo, la Luna sarà oggetto nei prossimi anni di ripetute missioni spaziali. Tra i più impegnati in questa nuova conquista del West, ovviamente, ci sono statunitensi, israeliani, russi, cinesi ed europei. Al posto dell’oro, delle spezie o del petrolio, c’è l’Elio-3, un isotopo dell’elio quasi assente sulla Terra e fondamentale nei processi di fusione nucleare. Sulla Luna ce n’è in abbondanza: fino un milione di tonnellate, secondo alcune stime.
L’obiettivo congiunto di Russia e Unione Europea, per fare un esempio, è l’inizio della costruzione di una "città robotica internazionale" entro il 2015 e la sua successiva abilitazione all’insediamento umano (nei successivi vent’anni). Il che, soprattutto per un appassionato lettore di fantascienza, è indubbiamente affascinante. Non fosse che il motore della colonizzazione è la sempiterna mescolanza di interessi commerciali, tecnologici e militari che tanto bene ha fatto al pianeta Terra negli ultimi secoli.

"Ci impegniamo a rafforzare il settore commerciale e imprenditoriale spaziale. Gli Stati Uniti sfrutteranno al massimo le potenzialità economiche dello spazio".
Così dichiarava nel 2004 la Casa Bianca. Di conseguenza, gli americani si sono ufficialmente arrogati il diritto di impedire l’accesso allo spazio a chiunque sia "ostile agli interessi USA" (si legga qui). Chissà se Bush allude ai cinesi o a Osama Darth Fener.
Parlar male della politica statunitense è come sparare sulla Mezzaluna Rossa (con il rischio, oltretutto, di venire linkati dalla miriade di ripugnanti siti parafascisti antiamericani che infestano la Rete), ma non si può non spendere due parole sui progetti militari americani "Future Combat" e "Global Strike": il primo riguarda la creazione di eserciti di soldati-robot, il secondo è un programma di attacco rapido preventivo a paesi ostili e prevede la possibilità del ricorso alle armi nucleari. In entrambi i casi, il controllo delle operazioni avverrebbe tramite una serie di satelliti spaziali. Da qui, evidentemente, la necessità di mantenere un assoluto controllo sullo spazio.

I due progetti succitati vedono la partecipazione diretta di due grandi corporation, la Lockheed e la Boeing. E proprio con l’apparizione delle imprese private il discorso torna dov’era partito, alla proprietà privata lunare. Le domande che tutti quanti faremmo di primo acchito – "Chi gli ha dato il permesso di vendere la Luna? Chi ha stabilito che è roba loro?" – hanno una risposta a suo modo sbalorditiva. Apprendo sempre dall’articolo della Vanguardia che, quando nel 1967 le Nazioni Unite siglarono il Trattato sullo spazio esterno e stabilirono che nessun paese poteva reclamare la sovranità sui corpi celesti, ci si dimenticò di estendere il divieto alle imprese e ai privati. Ed è questo vuoto legislativo a permettere ad aziende come la Lunar Land Owner di fare affari. Male che vada, avranno raccattato un mucchio di dollari ai danni degli sprovveduti aspiranti latifondisti. Ma se sulla Luna si scoprisse la presenza di riserve idriche adatte a renderla abitabile…

Il celebre scienziato Stephen Hawking ha recentemente dichiarato che "prima o poi una catastrofe come la collisione con un asteroide o una guerra nucleare potrebbe spazzarci via tutti. Ma se ci sparpaglieremo nello spazio e fonderemo colonie indipendenti, il nostro futuro dovrebbe essere assicurato".
Per il momento, a quanto pare, si sta cercando di sparpagliare su scala cosmica soprattutto la frenesia militarista, lo sfruttamento delle risorse, le logiche ultraliberiste di dominio e appropriazione. La Lohachara che abbiamo sotto i piedi imbarca acqua ma l’unica reazione apparente, nascosta sotto tonnellate di proclami entusiastici e demagogia neopositivista, potrebbe benissimo essere riassunta in quattro parole. "Andremo a sporcare altrove."








pubblicato da s.baratto nella rubrica emergenza di specie il 13 gennaio 2007