La cometa di Welby

Gianni D’Elia



Più forte del Natale
e di tutti i suoi auguri,
salì il rombo del mare
contro gli scogli scuri…

L’albero della costa,
di fitta luminaria,
brillò nella scomposta
ramaglia dell’Italia…

E l’infermo, pomo o pacco
appeso dalla sorte,
dondolò al suo distacco
negli schermi di morte…

Se la vita è un bel dono,
smetterla fu un regalo
a chi soffrì l’assolo
del morbo più sovrano…

L’imperio del dolore,
la falsa religione,
ma strazio non è amore
né pietà di persone…

E la luce di Welby,
la gravità umana,
lampò come per Newton
la mela, in legge chiara…

Cicuta del pensare,
contro la dura e vana
meccanica curiale
della cura che sbrana…

Come l’urlo invernale,
contro i retori puri
il diritto ad andare
rullò i suoi tamburi…

Natale dal mortale
mai fu così oscurato,
o forse illuminato
da una stella reale…

La stella del finire

e staccarsi dal male,
verso l’ignoto aprire,
coscienti del passare…

L’umanistico stare
nella vita che vive,
senza il mito immortale
dell’anima servile…

All’animo civile
applaude il mare irato,
perché questo è lo stile
del popolo sognato…

Forse perché a morire
non è solo il privato,
ma il lottare col dire
tutto il tempo associato…

La sapienza riposta
e l’antica volgare,
la filosofia nostra
e la poesia che vale…

Col timore vitale
invocò i suoi dottori,
col coraggio mortale
inondò i nostri cuori…

I mille e immoti giorni,
l’amata accanto al letto,
soffocati e uniformi,
con la macchina in petto…

Ma che esequie gentili
il sole e Roma han dato,
rifiutate dai vili
di chiesa e di peccato…

Più forte del Natale
e di tutti i suoi auguri,
salì il rombo del mare
contro gli scogli scuri…

Il rombo che sfarina
in vetro la risacca,
come la ghiaia in rima
si fa storica rabbia…

Bellocrazia impunita,
umanità che incappia,
forca al Saddam sunnita,
nel delitto che impazza…

Ma ecco, questa corte,
che romba in mormorare,
quasi sembrando dolce
con tanti amici andare…

Solo schiarì il Natale,
verso il mistero nuovo,
la cometa mortale
di chi è malato e solo…

Forse perché noi siamo
noi, decisi a passare,
davvero quando andiamo
verso il segreto mare…

E nello sfrigolare
di quest’ardere chiaro,
s’annegò il trapassare
dentro al consorzio umano…

Dacché noi siamo ancora
colpiti dalla coda
della cometa nuova,
di pensieri gassosa…

Pensieri del sentire,
quelli che mai ascoltiamo
nel fraseggiare vile

del Palazzo italiano…

Non era vero il dire
dell’ateo capitale,

perché il credo più ostile
ancor di lui si vale…

Noi siamo regrediti
al medioevo e al fascio,
tra i clericali riti
del non mollo e non lascio…

La lunga notte impera
della guerra e del nego
la laica bandiera
del non avere credo…

Ritorna l’Ottocento,
la nazione da fare,
libero sentimento
di un diverso pensare…

Ma l’anno che finisce
con i crimini ubiqui,
di rimorsi fiorisce
nei privati dissidi…

E malori e rancori
dei tragici parenti,
segnati dai dolori
fanno i sorrisi spenti…

E nei fondi silenzi,
negli squilli penosi,
la rovina risenti
degli ancestrali nodi…

E l’universa guerra
che corre sul pianeta,
come sembra la serra
d’ogni famiglia bieca!…

Se l’interesse spiega
la brama nel possesso,
che la piccola annega
borghesia nell’ossesso…

Oh fedi e conti uniti,
belle navate e banche
nei doppi paradisi
delle valute sante!…

Tu, povera cometa
rispenta sulla terra,
hai brillato la Pièta
che ci manca e ci atterra…

E in mezzo alla barbarie
di tanto fuoco baro,
suonaron le tue arie
al lampeggiare amaro…

E ogni botto e ogni sparo
ci riecheggiò il tuo sole,
festeggiò te l’ignaro
anno del nuovo nome…

L’umanistica vita,
l’umanistica morte,
tra le intrecciate dita,
tutta la nostra sorte…

E tutto il primo amore

che non si scorda mai,
con la prima canzone
di quello che sarai…

E ogni stella, che lassù
non guardiamo, ma siamo,

al pulsar vago del tu
nel lunare richiamo…

Più forte del Natale
e di tutti i suoi auguri,
salì il rombo del mare
contro gli scogli scuri…

E il rombo sfece in murmure
lo spegnersi lontano
d’ogni artificia polvere
del nostro mondo gramo…

E mormorando al faro
le droit de s’en aller,
la riva cullò il caro

Piergiorgio Welby a sé:

- Non temere, il mare è con te!…

(21 dicembre 2006 – 4 gennaio 2007)








pubblicato da g.fuschini nella rubrica poesia il 7 gennaio 2007