L’Europa tropicale

S. Baratto



Recita così il sommarietto del Financial Times che introduce l’approfondimento sul cambiamento climatico:

"Il cambiamento climatico è uno dei problemi più seri che il pianeta si trova a dover affrontare. Le prove scientifiche mostrano che il mutamento delle temperature potrebbe avere conseguenze profondamente negative sulla società umana, l’economia globale e l’ecosistema mondiale. Tutto ciò comporta rischi e opportunità cui gli investitori e le imprese devono rispondere".

Da una parte, non c’è niente di scandaloso. Il FT è un giornale economico-finanziario, è ovvio che filtri anche argomenti come questi attraverso la griglia economico-finanziaria. D’altra parte, non riesco a levarmi dalla testa una stupida domanda: se per assurdo un asteroide minacciasse di schiantarsi sulla Terra, il FT lancerebbe l’allarme parlando soprattutto di rischi per gli investitori e vantaggi derivanti dall’acquisizione di un importante lotto di materie prime? Comunque sia, quello che segue è l’articolo di Andrew Bounds cui facevo riferimento qui, tradotto frettolosamente da me. L’originale ("Europe to suffer as the world warms up") è raggiungibile tramite questo link.

"Secondo il primo studio approfondito sui cambiamenti climatici nel continente europeo, dalla metà di questo secolo, il freddo Nordeuropa potrebbe trarre grossi benefici dal riscaldamento globale, mentre nello stesso tempo il Mediterraneo si troverebbe a dover affrontare una rovinosa scarsità di acqua e turisti.
L’analisi elaborata dalla Commissione Europea, che sarà approvata la settimana prossima, mostra che nei paesi settentrionali si gelerebbe dimeno, l’agricoltura potrebbe svilupparsi vertiginosamente e le coste del Mare del Nord potrebbero trasformarsi nella nuova Riviera. Ma i flussi annuali di turisti benestanti dal Nordeuropa verso sud potrebbe cessare, con conseguenze drammatiche per le economie di Spagna, Grecia e Italia.
Lo spostamento dal Nord al Sud Europa per le vacanze rappresenta da solo un sesto del turismo mondiale: 100 milioni di persone all’anno, per un volume economico totale di 100 miliardi di euro. "Più turisti restano a casa o scelgono altre destinazioni, più vasto sarà l’impatto distributivo sui paesi europei", si dice nel documento.
Se nel nord si morirà meno di freddo, al sud saranno in decine di migliaia a morire di caldo. Considerando un aumento della temperatura di 3 gradi centigradi, entro il 2071 i morti in più ogni anno ammonterebbero a 87.000. Se gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra limiteranno l’aumento della temperatura a 2,2 gradi centigradi, le morti addizionali annue sarebbero 36.000.
Cifre, queste, che vengono eclissate dal numero di morti previste e dal caos economico globale del prossimo futuro."

Oggi [7 gennaio 2007] ne parla anche il Corriere della Sera, che se ne esce con un titolo a dir poco sublime: "L’effetto serra toglierà turisti all’Italia" (qui). Voglio conoscere il titolista e abbracciarlo forte per il minuto di allegria che mi ha regalato stamattina.
Anche in questo caso (senza dimenticare di menzionare i possibili modi di intervento – la cosiddetta "nota ottimista"­), dunque, si insiste molto sull’aspetto economico della questione, come si era già fatto di recente nel caso del rapporto Stern commissionato dal governo britannico.
Da qualche tempo si sta assistendo sui mezzi d’informazione a una "escalation" d’importanza e rilievo dell’emergenza ambientale globale. Notizie che prima ricevevano attenzione solo sui media di nicchia o ideologicamente orientati, oggi ricevono sempre più attenzione e guadagnano spazio sempre maggiore anche sui cosiddetti media mainstream.
Finora il "dibattito" è quasi sempre stato banalizzato e ridotto alla solita tenzone manichea tra catastrofisti (di solito identificati come un’accozzaglia di hippy incancreniti, studenti ecologisti affetti da forte miopia, scalatrici d’alberi a grosso fusto, portatori di dreadlock, vegani albini e feticisti dell’apocalisse) e "negazionisti" (politici, giornalisti e scienziati sempre in odore di figurare sul libro paga delle corporation e dell’amministrazione Bush).
A breve potrebbe però verificarsi uno spettacolare capovolgimento. I "negazionisti" di un tempo faranno proprio l’allarme, diranno che la catastrofe è probabile e vicina. Non rinunceranno alla nota ottimista: "Fermarla è ancora possibile". Contemporaneamente, per una virtuosa coincidenza, il discorso pubblico sarà egemonizzato dalla discussione sui mille vantaggi dell’energia nucleare.
Secondo alcuni, questo "capovolgimento" è già cominciato, e l’inedito interesse mediatico e lo stesso rapporto Stern ne sarebbero un esempio. L’allarme crea scompiglio, l’allarmismo serve ai guardiani dell’ordine.

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AGGIORNAMENTO 09/01/07
Ho forse menzionato il nucleare? Leggo or ora nella colonna delle news di Repubblica questa interessante notizia d’agenzia:

Bruxelles, 18:28 - L’EUROPA A FAVORE DEL NUCLEARE, "HA BENEFICI ECONOMICI" L’energia nucleare "solleva ancora importanti questioni sui rifiuti e lo smaltimento, ma e’ ampiamente la fonte a piu’ bassa emissione di carbonio prodotta nell’Ue". L’energia nucleare e’ "meno vulnerabile ai cambiamenti dei prezzi del combustibile" in quanto l’uranio rappresenta solo una parte limitata dei costi di generazione e inoltre l’Agenzia internazionale per l’energia prevede che l’uso del nucleare passera’ dai 368 Gw del 2005 a 416 Gw nel 2030. "Ci sono quindi benefici economici nel mantenere e sviluppare la leadership tecnologica dell’Ue in questo campo". E’ quanto si legge nella bozza del documento sull’energia che sara’ presentato domani a Bruxelles dalla Commissione europea.
Sulla delicata questione dell’energia atomica l’esecutivo Ue ribadisce comunque che "sta a ciascuno Stato membro decidere se utilizzare o meno l’elettricita’ nucleare" e si limita ad affermare che Bruxelles dovrebbe "sviluppare ulteriolmente il piu’ avanzato contesto per l’energia nucleare" in quegli Stati membri che l’hanno scelta. Comunque, si legge nel testo, "e’ una conclusione inevitabile" che una riduzione del nucleare in Europa rendera’ gli obiettivi di riduzione delle emissioni "ancora piu’ difficili". Dal punto di vista concreto pero’ l’unica proposta e’ la creazione di un Gruppo di alto livello europeo sulla sicurezza nucleare "con il mandato di sviluppare un’intesa comune e, eventualmente, delle regole addizionali europee, sulla sicurezza nucleare".








pubblicato da s.baratto nella rubrica emergenza di specie il 7 gennaio 2007