Voci d’autore

Benedetta Centovalli



È da poco in libreria per i tipi della Utet (a cura di Renzo Martinelli, postfazione di Giovanni Falaschi) un volume singolare che riproduce il Vocabolarietto dell’Italiano, curato da Valentino Bompiani e Cesare Zavattini e parte centrale di una pubblicazione molto speciale: l’Almanacco Letterario Bompiani 1959. Con il titolo Voci d’autore… Cento e più parole genialmente interpretate da… scrittori tra i maggiori del secolo passato (da Moravia a Calvino, da Cassola a Bilenchi, da Gadda a Pasolini, da Vittorini a Silone, da Luzi a Caproni, da Bobbio a Fusco…) insieme a un gruppo di fotografi, il Dizionario vede la luce dopo quasi cinquant’anni in forma autonoma e ci restituisce un ritratto vivo di vizi e virtù del nostro Bel Paese. Lettura a tratti divertente e sempre illuminante sul carattere e sui costumi degli italiani con cui ben cominciare l’anno. L’Almanacco riprendeva dopo una lunga pausa, dal 1942, con questa originale iniziativa: «Abbiamo scelto un centinaio di parole che sono tra le più correnti e che, pertanto, strumento essenziale della vita collettiva, ne determinano il senso e il valore; come: Amicizia, Cinismo, Demagogia, Furberia, Futuro, Patria, Onore, Dignità, Cultura, Retorica, Persona, Società, Libertà, Tolleranza…».
Piluccando qua e là si ha subito la riprova di quanto certe voci siano capaci ancora oggi di aprire varchi alla riflessione e all’immaginazione. A Elsa Morante è affidata Felicità, voce aperta e elusiva, sfuggente e mutevole fata morgana di ciascuno «C’è chi da principio la trovava in un gelato, poi le dà stanza nel covo di Faust o della Sibilla, e alla fine la ritrova nel gelato…», spillata sulle parole del vecchio poeta: «Io vivere vorrei addormentato / entro il dolce rumore della vita» (S. Penna). Giacomo Debenedetti stila la «pertinente» voce Critica, e lo fa affidando a queste righe una definizione chiara del lavoro critico e della sua personale posizione. Difensore della critica empirica, quella che nasce «da un confronto diretto e inventivo con l’opera o con l’autore in esame, dove gli unici presupposti del critico sono il suo temperamento e la sua immancabile posizione ideologica», afferma la centralità del modello psicologico. Mentre per la critica militante ne evidenzia il rischio per la ricerca della verità nel suo obbligato triplice dialogo, con l’Autore, con il pubblico e con l’impresario (l’editore). Allora il critico veramente ideale per tutti diventa quello che ha imparato a gridare più forte e che avanza vociando: «Ecco che arriva il bufalo, il vero discendente del bufalo del toro dei tori; tutti gli altri sono buoi, questo solo è il vero bufalo»!
Dino Buzzati prende la parola Zoofilia di petto, «la vergognosa lacuna della nostra regola morale», perché gli animali non hanno anima, non hanno coscienza della morte, hanno minore capacità di sofferenza, ma vogliamo scherzare? «In quanto al dolore fisico o psichico, nessuno di voi ha mai avuto un cane? In fatto di sensibilità, migliaia e migliaia dei nostri simili stanno a certe bestie come un pezzo di caucciù sta a una corda tesa di violino». La misura dell’ingiustizia è nel dolore, il dolore è il vero scandalo del mondo, e il dolore è lo stesso in un ippopotamo o in una principessa. «Si comincia a schiacciare, futilmente, una formica e si finisce diretti alle stragi di Buchenwald. La strada è la medesima, non facciamoci illusioni. Di pretesti, di giustificazioni buone, si fa sempre in tempo a trovarne». Su questa pagina si chiude l’abbecedario per l’anno nuovo, con preghiera di attenzione.

Pubblicato su "Stilos", 9 gennaio 2007








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica libri il 5 gennaio 2007