Il lavoro sporco della satira

Tiziano Scarpa



Ieri due vignette su un giornale "di destra" e uno "di sinistra" facevano la stessa insinuazione: l’inchiesta di Cremagnani e Deaglio è solo una questione di marketing. Vincino sul Foglio: "L’imbroglio broglio con cui Deaglio raddoppiò le vendite per un numero." Ellekappa su Repubblica: "Non si sa se questo sofisticato software può alterare i risultati del voto – Comunque fa vendere un casino di dvd".

È una mossa retorica ricorrente. Un colpo basso dialettico usato così tante volte da rivelare un leitmotiv ideologico della nostra epoca.

La satira cerca sempre l’alleanza con il lettore a spese di un terzo, la persona da mettere in ridicolo. L’argomento contro la terza persona è efficace se sarà giudicato plausibile dal lettore: per fare comunella bisogna essere già d’accordo sui princìpi, o presumere di esserlo. Quindi ogni battuta satirica fa riferimento a uno sfondo di valori che il vignettista presuppone condiviso dai suoi lettori. Così la satira deve fare sempre riferimento a un’ideologia. Implica l’esistenza di una coralità unanime, un coro di risate all’unisono.

Qual è il meccanismo di questa mossa retorica? Si accusa la conseguenza collaterale di un’azione di essere in realtà il vero e unico scopo nascosto dell’azione stessa.

In questo caso: due giornalisti sollevano una questione rilevante per la nostra comunità nazionale. La loro inchiesta ottiene attenzione, una diffusione ampia e repentina. Il dvd che contiene quest’inchiesta va a ruba nelle edicole.

Oh, ma per fortuna intervengono prontamente i nostri prodi vignettisti satirici, i cavalieri del retropensiero. Ci pensano loro a pensare male al posto nostro, sventolando i lati oscuri delle cose – quindi sicuramente i più autentici!

Qual è l’idea di umanità, la saggezza disincantata di questi satiri? Vincino ed Ellekappa se la ridono delle finalità dirette delle azioni umane: vedono in ogni gesto un mezzo per arrivare a quello che per loro è il fine assoluto, il movente universale di tutte le cose: il successo.

Per Vincino ed Ellekappa il successo di un’azione è la prova dell’ipocrisia di quell’azione stessa, che certamente non mirava ad altro che a ottenere fama&denaro. Se non sanno pensare di meglio (non sanno malpensare di peggio) che un’inchiesta su un broglio elettorale sia stata fatta solo per vendere più copie di un dvd allegato a una rivista, ne deduco che Vincino ed Ellekappa hanno la fissazione del successo. Condividono l’ideologia del successo. La applicano a mani basse per spiegare il mondo. Presumono di avere di fronte un pubblico di lettori per i quali è senz’altro vero che chiunque è disposto a fare qualsiasi cosa per ottenere successo, fama&denaro. Vincino ed Ellekappa sono sicuri che così faranno comunella con i lettori, ridendo tutti insieme del malcapitato di turno.

Tutto ciò è triste? Non tanto. Io mi diverto moltissimo quando leggo vignette come queste. Rido anch’io: ma dei loro autori. Trovo irresistibile che ci sia qualcuno sicuro di parlare da una specie di bunker linguistico, un luogo immune della comunicazione. In questi decenni in Italia i vignettisti satirici sono stati talmente coccolati dai media, da essersi convinti che la satira colpisca e disonori infallibilmente i propri bersagli. Hanno dimenticato che ci sono cose che mettono in ridicolo chi le dice.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica giornalismo e verità il 26 novembre 2006