Una buona legge

Antonio Moresco



Sembra incredibile, ma nel bel mezzo del braccio di ferro sulla Finanziaria, tra le varie e convulse votazioni su decreti fiscali e altro, questo governo ha trovato la determinazione e la lungimiranza per varare una piccola-grande legge che riguarda il corpo tipografico dei libri che d’ora in poi verranno stampati in Italia.

Una volta tanto una "piccola" cosa, una cosa apparentemente da nulla, ha determinato questa inimmaginabile e salutare impennata nei rappresentanti del Popolo. Questa volta non ci sono stati piccoli e pretestuosi distinguo, smarcature elettorali interessate, compravendite camuffate da idealità superiori, né hanno potuto nulla le minacce, il lavorio delle lobby editoriali ecc. Tutti i senatori e i deputati che appoggiano l’attuale governo (più la totalità dei senatori a vita, compresi il cefalopode Andreotti e il galliforme Cossiga) anche a costo di presentarsi in aula con le stampelle, attaccati ai respiratori, alle flebo, agli stimolatori cardiaci e alle sonde hanno votato come un sol uomo questa civilissima legge che impedisce d’ora in poi agli editori di strangolare i libri migliori mediante corpi di stampa microscopici. Nel testo della legge è specificato con esattezza il corpo tipografico sotto il quale l’editore non potrà andare. Con altrettanta chiarezza sono indicate le pene: dalle multe in denaro fino alla chiusura della casa editrice e all’arresto.

Lo sappiamo tutti come stanno attualmente le cose: libricini di politici in vista e di altre figure dalla forte notorietà mediatica stampati in corpi spropositati per gonfiare il volumetto e dargli l’aspetto di simil-libro, per fare apparire quelle poche decine di cartelle come una forma fetale di libro (dovrebbero dare in omaggio una lente di rimpicciolimento per poterli leggere!), polpettoni pseudofantasy e simili dati in corpo leggibile e arioso e in volumi di mille morbide e maneggevoli pagine, ecc ecc… E invece buona parte di libri straordinari e ancora inevasi scritti e sognati durante la nostra vita di specie penalizzati in edizioni economiche dai corpi di stampa microscopici (dovrebbero dare in omaggio una lente di ingrandimento per poterli leggere!).

Anche le parole, le frasi, le pagine, come le persone, come gli animali, come gli alberi, hanno bisogno di respirare. Hanno un’altra evidenza e possibilità di apparizione, presenza e invasione se si permette loro di configurarsi completamente di fronte alla nostra vista, al nostro corpo e alla nostra mente. Invece buona parte dei libri che passano il giro di boa della contingenza stretta vengono dati così: strangolati. Se proprio abbiamo questo bisogno e questa passione, possiamo pur sempre continuare a leggerli rovinandoci gli occhi ma come se li leggessimo e li vedessimo da lontano, in fondo a un pozzo.

Fino a un po’ di tempo fa credevo che questo fosse solo un problema mio e della mia scarsa vista. Invece mi capita di incontrare sempre più persone incazzate per questo. Qualche giorno fa, per esempio, durante una telefonata, un giovane amico che abita a Pomigliano D’Arco mi ha detto che ha in casa dei libri che ha comperato cellophanati e che poi, una volta aperti, non è riuscito a leggere.

Scendendo nel particolare, si potrebbero fare moltissimi esempi perché sono tanti i libri e gli autori che continuano a essere comperati, letti e amati attraverso la catena delle generazioni e che invece vengono stampati in corpi vergognosamente miniaturizzati perché gli editori non vogliono spendere una lira in più per fare ricomporre le pagine delle precedenti edizioni (per non parlare delle traduzioni) e si sentono in diritto di rivenderli continuamente così, a spese degli occhi del lettore e della massa viva e della respirazione del libro. Quanti libri strangolati ci è capitato di leggere nel corso della nostra vita! Quante diottrie abbiamo perso sulle pagine miniaturizzate della vecchia Bur! In che condizioni ignobili (qui è veramente appropriato l’arresto) sono stati ristampati per decenni i grandi romanzi di Dostoevskij! Ma non solo quelli. Anche molti altri. Più i libri sono grandi anche quantitativamente e più vengono puniti. Più i loro polmoni si allargano e più vengono castigati. Prendiamo David Copperfield, per esempio. Io l’ho letto molti anni fa in due illeggibili volumetti degli Oscar Mondadori. Nelle stesse condizioni si trova anche da Garzanti, da Einaudi… Poco fa mi è venuto voglia di ricomperarlo e rileggerlo. Per poterlo fare in condizioni decenti ho dovuto comperare l’edizione della Newton & Compton, dove è stampato in corpo più grande anche se in pagine espanse, di 44 righe. Stando sempre a Dickens, ho letto anni fa Il nostro comune amico in due volumi Garzanti, anche quelli da lavori forzati (i Grandi Libri è il titolo della collana: ma se sono "grandi", perché non li tratti come tali? Perché li rimpicciolisci?) E’ tanto che volevo rileggerlo. Ora ho visto che è uscito stampato come si deve nei tascabili Einaudi. Mi sono precipitato a comperarlo. Però il Copperfield -anche nella stessa collana della stessa casa editrice- è ancora quello di prima, e così nel nuovo volume unico rilegato degli Oscar Mondatori e in diverse altre edizioni. Perché Il nostro comune amico sì e il Copperfield no? Ma chi se ne frega? diranno gli editori, abbiamo ben altro per la testa, viviamo sotto pressione: i tabulati, i conti, il fiato dell’amministratore sul collo… chi ha tempo per queste cazzate? Se proprio li volete, ve li beccate così! Eppure a me capita spesso -e non credo di essere il solo- di confrontare i corpi tipografici delle varie edizioni prima di comperare un libro, e di scegliere alla fine (se la traduzione è buona o almeno decente) quello meno strangolato. Perché il libro letto in corpo microscopico non mi sembra di averlo davvero letto, non mi sembra che mi sia arrivata completamente la sua voce. E mi viene voglia di rileggerlo se viene ristampato meglio (perché, per fortuna, ci sono anche collane dove i libri sono stampati con maggiore rispetto: i tascabili Frassinelli, ad esempio, o anche quelli di Feltrinelli, anche se sono dovuti passare decenni prima che potessi leggere decentemente libri come Il tamburo di latta o Grande sertão). Come mi è successo un po’ di tempo fa con Il partigiano Johnny, che circolava da anni in un’edizione da fustigazione pubblica (con lancio di sale sulle ferite). Così come mi sono precipitato a comperare e a leggere Il conte di Montecristo, stampato finalmente in due volumi leggibili negli Oscar Modadori dopo che per anni trovavo solo dei volumoni in corpo note che mi rifiutavo di leggere. Io non conosco le cifre delle vendite di questo libro. Ma non credo che alla Mondadori non abbiano registrato un aumento della vendita dopo l’uscita di questa edizione (non fosse altro che per tutte le copie comperate da me e regalate agli amici dopo averlo letto con entusiasmo).

Ma si potrebbero fare molti altri esempi. Andate a dare un’occhiata alla Doppia elica di James D. Watson pubblicato negli Elefanti Garzanti. Oppure a La valle dell’Eden di Steinbeck negli Oscar Mondatori. O a Menzogna e sortilegio della Morante, a Corporale di Volponi. E che male ha fatto L’educazione sentimentale di Flaubert per essere regolarmente punito? Persino i Promessi sposi, tranne rare eccezioni, è stampato in corpo note in diverse edizioni economiche. Chi se li legge più in quelle condizioni, a meno che non sia un masochista? E perché certi sì e altri no? Faccio un altro esempio. Poco fa mi è venuto voglia di leggere Il secondo sesso di Simone de Beauvoir. Dopo, sono andato a cercare su uno dei volumi dell’ autobiografia dell’autrice (intitolato La forza delle cose, letto in passato e che ho ancora in casa) le pagine che si riferiscono agli stessi anni e allo stesso libro che avevo appena letto. L’ho aperto: anche questo strangolato. Persino Adelphi -che su questo meriterebbe grandi elogi- qualche volta ha strangolato o semistrangolato proprio i suoi libri migliori, come Moby Dick, L’unico di Stirner, Massa e potere di Canetti, gli Anni di apprendistato di Wilhelm Meister di Goethe...

Se un libro ha quella particolare conformazione e respiro, perché vuoi soffocarlo e comprimerlo? Se, stampato come si deve, verrebbe di 1000 pagine, (come tanti libri "commerciali" che pure si sfornano continuamente) perché vuoi farlo diventare di 700? Se è un libro di 800 pagine, perché vuoi farlo diventare di 500? Se è di 500 perché vuoi farlo diventare di 300? E’ come imprigionare qualcuno in un vestito di quattro taglie più basse. E poi perché -ripeto- tanti libri da nulla vengono invece pubblicati dignitosamente o addirittura in dimensioni abnormi? Perché non dare a un libro grande, che lascia il segno, la stessa chance che a uno mediocre? Non sono per primi gli editori -accettando e facendo propria questa sproporzione- a incoraggiare la lettura di certi libri e a scoraggiare quella di altri? Non è un meccanismo innocente, mi pare, e non si giustifica neppure con le sole leggi economiche perché molti di questi libri -pur in queste condizioni- vengono continuamente ristampati e venduti, e anche perché i libri vendono di più o di meno anche a seconda che il lettore venga messo in condizioni di leggerlo con maggiore o minore sforzo. Tutto questo ha a che fare con la vita di un libro attraverso la catena delle generazioni.

Un libro, se lo fai, lo devi fare bene, rispettando la sua massa corporea, il suo respiro. Altrimenti non farlo. Ogni animale può avere la sua diversità, la sua forza e la sua bellezza. Ma un elefante è un elefante e una mosca è una mosca. Non puoi pretendere di rimpicciolire un elefante e di farlo diventare una mosca e di ingrandire una mosca perché venga scambiata per un elefante.

Perché sto parlando di queste sciocchezze? mi chiedo. Forse perché sto scrivendo la terza parte di Canti del caos e, quando finalmente riuscirò a pubblicare in volume unico e definitivo questo libro non vorrei e non accetterei che venisse strangolato in quel modo. Ma adesso, per fortuna, il problema non esiste più. Acqua passata. C’è finalmente questa nuova legge della nostra Repubblica. D’ora in poi nessun libro verrà più strangolato. Assieme a tutti gli altri libri piccoli e grandi che non verranno più soffocati, anche questo libro che sto scrivendo e fantasticando da molti anni troverà il suo spazio per poter respirare e imperversare.








pubblicato da a.moresco nella rubrica qualità quantità il 26 novembre 2006