Nell’attesa del già avvenuto

Graziano Dell’Anna



Un re che regna sul nulla

Uno stupendo Finale di partita, diretto e interpretato da un straordinario Franco Branciaroli, quello a cui si può assistere al Teatro Piccolo di Milano. Proprio nei giorni in cui alcuni scienziati diagnosticano che la Terra è un malato terminale a cui restano ormai non molti anni di vita, è forte la tentazione di leggere questa tragicommedia beckettiana, ambientata nel day after di un’imprecisata catastrofe mondiale, anche alla luce dell’apocalisse ambientale verso cui il mondo sta correndo a braccia aperte. Le macerie del dramma sono quelle della seconda guerra mondiale e il cataclisma che fa da sfondo è, con ogni probabilità, una catastrofe atomica. Tuttavia l’indeterminatezza dei riferimenti e l’ambiguità del testo, tipiche di Beckett, hanno il pregio di non irrigidire il dramma in un particolare evento contingente, ma di autorizzare il suo aggiornamento su qualsiasi catastrofe umana, reale e metaforica.

Hamm, il protagonista, è fin nel nome un Amleto dimezzato, un sovrano cieco e paraplegico, il Potere impotente e frustrato che, all’indomani della catastrofe, non ha più niente su cui esercitarsi. Hamm è la parodia di un re: il suo trono è una carrozzella per paralitici; il suo scettro un rampino; unico suddito, oltre al figlio-burattino, un cane finto non ancora terminato. Ma il pupazzo dell’animale ha solo tre zampe e, non riuscendo a star su, cade ai suoi piedi. "Lascialo così, in implorazione" intima Hamm a Clov, in un comico residuo di regalità.

La tragica comicità di Hamm, dunque, è quella di un dispotismo umano che, dopo la distruzione della Terra, si ostina a regnare sul nulla che resta, sugli scampoli sopravvissuti di umanità e di mondo: i progenitori che implorano "la pappa"; il figlio, una sorta di antiedipo ("Un giorno sarai cieco" gli predice Hamm) incapace di uccidere il padre, per il quale la morte sarebbe comunque una liberazione; una stanzetta che è il solo spazio vivibile e in cui i movimenti si riducono a un giro rasente i muri; due finestrelle che danno sul nulla; un rampino; la finta compagnia di un suddito-peluche.

La natura assente

"La natura ci ha dimenticati" accusa Hamm in una battuta. "Non c’è più natura" risponde Clov.
La natura, infatti, è assente, ora e per sempre:

HAMM: I tuoi semi sono spuntati?
CLOV: No.
HAMM: Hai provato a grattare per vedere se sono germogliati?
CLOV: Non sono germogliati.
HAMM: Forse è ancora troppo presto.
CLOV: Se dovevano germogliare sarebbero già germogliati. Non germoglieranno mai.

La natura è ormai talmente lontana che, anche per osservarla alla finestra, Clov è costretto a usare il cannocchiale. Come se dovesse metterla a fuoco da una distanza siderale: la distanza del passato. La natura infatti è morta. "Tutta la casa puzza di cadavere" osserva Hamm. "Tutto l’universo" aggiunge Clov. Un’apocalisse causata dalla mano dell’uomo, in cui anche il suono delle trombe angeliche è declassato al trillo di una sveglia umana: "Degno del giudizio universale! Hai sentito?".
La natura è estinta. L’universo intero puzza di morte e ha il colore grigio della cenere.

CLOV: Che cosa è tutto? In una parola? È questo che vuoi sapere? Un secondo. (Punta il cannocchiale sull’esterno, guarda, abbassa il cannocchiale, si volta verso Hamm) Mortibus. (Pausa) . Allora? Contento?
HAMM: Guarda il mare.
CLOV: Stessa cosa.
HAMM: Guarda l’oceano!
CLOV: Mai vista una cosa simile!
HAMM: (inquieto) Che cosa? Una vela? Una pinna? Un filo di fumo?
CLOV: (sempre guardando) Il fanale è nel canale.
HAMM: (con sollievo) Pff! Lo era già.
CLOV: (guardando) Ne restava ancora un pezzo.
HAMM: La base.
CLOV: (come sopra) Sì.
HAMM: Niente gabbiani?
CLOV: (come sopra) Gabbiani!
HAMM: E l’orizzonte? Niente all’orizzonte?
CLOV: (abbassando il cannocchiale, voltandosi verso Hamm, esasperato) Che vuoi che ci sia all’orizzonte?
HAMM: Le onde, come sono le onde?
CLOV: Le onde? (punta il cannocchiale) Piombo.
HAMM: E il sole?
CLOV: (guardando) Nulla.
HAMM: Eppure dovrebbe essere sulla via del tramonto. Cerca bene.
CLOV: (dopo aver cercato) Un accidenti.
HAMM: Ma allora è già notte?
CLOV: (sempre guardando) No.
HAMM: Allora com’è?
CLOV: È grigio. […] Nero chiaro. In tutto l’universo.

Gli intellettuali

Hamm è l’Uomo, il Potere e, in quanto tale, è colpevole. In diversi momenti del dramma fanno capolino allusioni alla sua colpevolezza: in merito alla morte del dottore o a quella della signora Pegg. A un certo punto è addirittura lo stesso Hamm a farsi reo confesso: "Sai una cosa? […] Non ci sono mai stato. […] Assente, sempre. Tutto è successo senza di me. Non so cosa sia successo." La colpevolezza di Hamm è nella sua indifferenza. Lui non c’era, non ha fatto niente, non sa niente.
Ma Hamm è l’incarnazione di tutti i poteri, anche di quello intellettuale. E infatti sta componendo un romanzo. È una storia tragica, quella di un padre che, nel deserto aperto dalla catastrofe, implora un tozzo di pane per il figlio. Hamm tuttavia la recita con enfasi e autocompiacimento, intercalando continuamente le proprie osservazioni sul testo: "Si mette bene […] Bello questo […] Questo sì che è stile". Beckett, col suo solito gusto per lo squarcio metateatrale e la demistificazione letteraria, mette alla berlina la retorica e il narcisismo degli scrittori.
Hamm diventa allora l’intellettuale che non si attiva nel presente, che non fa nulla e non sa nulla, che non cerca di evitare il peggio, ma che dopo la catastrofe, a cose fatte, si mette a raccontare il già accaduto, compiacendosi macabramente della sua maestria tecnica. A questa tipologia di intellettuale fa controcanto un’altra, quella delle cassandre apocalittiche, voci profetiche inascoltate e, per il fatto di vedere nel presente le tracce del futuro, rubricate come folli.
"Ho conosciuto un pazzo" racconta Hamm, "che credeva che la fine del mondo ci fosse già stata. Dipingeva. Gli volevo bene. Andavo a trovarlo, al manicomio. Lo prendevo per mano e lo tiravo davanti alla finestra. Ma guarda! Là. Tutto quel grano che spunta! E là! Guarda! Le vele dei pescherecci! Tutta questa bellezza! (Pausa) . Lui liberava la mano e tornava nel suo angolo. Spaventato. Aveva visto solo ceneri."

L’ultima mossa

Il pazzo che vede cenere là dove gli altri vedono le spighe e il mare è, in realtà, il saggio che ha visto, al di là delle apparenze, che il mondo volge al termine e che la partita è già persa da un pezzo. Ora anche Hamm – l’Uomo, il Potere, il Colpevole – lo sa bene, ma si illude di non saperlo. Finge davanti agli altri e a se stesso che ciò che è giunto alla sua fase terminale in realtà si trovi ancora in una zona intermedia.
"Finita, è finita, sta per finire, sta forse per finire". Nel celebre incipit, in questa frase grammaticalmente invertita in cui le parole girano al contrario come in un nastro riavvolto, andando dal fatto avvenuto al fatto imminente e ancora solo probabile, è già tutta l’autoillusione di Hamm, cioè dell’Uomo. "La fine è nel principio, eppure si continua" ammiccherà più tardi lo stesso Hamm.
Finale di partita, allora, è una sorta di controcanto di Aspettando Godot. Entrambi mettono in scena l’attesa. Ma in Aspettando Godot c’è l’attesa di un futuro che non avviene mai, mentre in Finale di partita si attende un passato che è già avvenuto. E questo passato è, appunto, la fine del mondo e dell’uomo.
Che fare, allora? Quale mossa compiere sulla scacchiera? Nessuna, risponde Beckett. O meglio: nessuna che abbia senso. Quando l’apocalisse avrà dato lo scacco matto alla Terra e all’umanità, anche se la partita non sarà ancora formalmente chiusa, l’ultima mossa non potrà avere altro scopo che ritardare una fine già segnata. Così a ciascuno non resterà che starsene fermo "a guardare il muro", come Clov, per contemplare "la sua luce che muore". Ogni essere vivente sarà un agonizzante. Ogni discorso si srotolerà insensato come lo sproloquio del moribondo che parla e parla, ma solo per rimandare la propria morte, cercando di strangolare l’ultimo respiro in un’apnea di parole. Allora ogni gesto avrà il sapore di una morte tirata per le lunghe. Che senso avrà ridere, piangere o addirittura mettere al mondo un figlio?
"Non volete abbandonarlo?" consiglierà Hamm, nel finale, al personaggio del suo romanzo. "Volete che cresca mentre voi, voi rimpicciolite? (Pausa) . Che vi raddolcisca gli ultimi centomila quarti d’ora? (Pausa) . Lui non si rende conto, non conosce che la fame, il freddo e, in fondo, la morte. Ma voi! Voi dovreste sapere che cos’è ormai la terra."

Teatro Grassi – Milano
dal 7 al 19 novembre 2006

Finale di partita
di Samuel Beckett
con Franco Branciaroli
Tommaso Cardarelli e Alessandro Albertin
e con la partecipazione di Lucia Ragni
regia Franco Branciaroli
scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi

produzione Teatro de Gli Incamminati








pubblicato da t.scarpa nella rubrica emergenza di specie il 16 novembre 2006