"Il paese dove non si muore mai"

Carla Benedetti



Théâtre Ouvert parte I - martedì 14 novembre - ore 17.30 - Foyer Teatro Vittoria, Torino -
IL PAESE DOVE NON SI MUORE MAI di Ornela Vorpsi - a cura di Elisabetta Pozzi e Daniele D’Angelo

La recensione

Beckett scelse di scrivere in francese. Agota Kristof vi fu costretta dopo la fuga dall’Ungheria. La storia dell’espatrio linguistico si ripete con Ornela Vorpsi, che è nata a Tirana nel 1968, ha studiato arte a Milano, e ora vive a Parigi. Questa volta però la lingua d’adozione non è il francese. Il paese dove non si muore mai (Einaudi) è stato infatti scritto in italiano. Ma – ulteriore peripezia – questo splendido libro di esordio, semplice e profondo, è stato prima tradotto, letto e ben accolto in Francia. A noi arriva in seconda battuta.

Scarna come la Kristof ma più "sentimentale", la Vorpsi racconta per quadri vividi e sospesi la propria adolescenza in Albania. Paese dominato non solo dalla Madre-Partito (che punisce la ragazzina per aver portato a scuola vecchie cartoline con degli angioletti, la cui esistenza è negata dal materialismo storico), ma anche e soprattutto dalla "questione della puttaneria".
Ogni adolescente bella viene guardata con un misto di esecrazione e di pietà anticipate, come se fosse già destinata a interpretare l’antica tragedia, di cui l’intero paese sembra avere un sete insaziabile: "Un giorno ci piomberai a casa col ventre riempito!" – dice la zia a Ornela. E Ornela già immagina la propria pancia diventare dimora "di piccole e affollate sporcizie viventi".

Nell’enciclopedia italiana del nonno scopre l’originale non "emendato" del quadro di Delacroix, La libertà che guida il popolo. Qui la donna sulle barricate è a seno nudo, invece che coperto come nel libro di scuola. "Ancora il vecchio ritornello dell’uomo e della donna anche in mezzo alla rivoluzione? La mela di Eva nella sua variante rivoluzionaria?" Lo reintitola La sensualità che guida il popolo. Lo spettro della puttaneria organizza così un peculiare cronotopo, uno spaziotempo tutto femminile che qui avvolge gli apprendimenti fondamentali della vita: dalla scoperta della propria fragilità (essere fatta "di carne e ossa") a quella della morte, spiata come un segreto che dà alla testa, come il misterioso "sangue delle donne".

L’intensità di queste pagine, qua e là venate anche di un lieve sarcasmo, viene proprio da questo intrico di vita biologica e di vita sociale, embricate l’una nell’altra, non separate come in molte narrazioni contemporanee.

(uscita su "L’Espresso" n. 3, del 26 gennaio 2006)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 12 novembre 2006