Serve a qualcosa parlarne?

Paolo Mastroianni, Marco Meneghelli



("Emergenza di specie" è uno spazio di discussione aperto su uno dei nodi più drammatici e più rimossi del nostro tempo. Interventi e contributi possono essere inviati a emergenzadispecie@gmail.com., direttamente nella lettera, senza allegati)

CENTO ANNI AL MASSIMO E LA TERRA SARA’ INABITABILE... SERVE A QUALCOSA PARLARNE?

di Paolo Mastroianni

L’uomo incapace di guardare lontano, accecato soltanto da interessi di brevissimo termine. E’ stato creato o è diventato così? Indignazione, appelli d’intellettuali, vari tipi di movimenti stenterebbero a prendere corpo, non fermerebbero la corsa verso la fine, l’inerzia che si è accumulata in millenni. Sono davvero pochi 100 anni, una frazione d’istante rispetto alla storia dell’umanità, ma questo battito d’ali al momento è più lungo dell’aspettativa di vita dei vivi, di chi decide e subisce le cose, dei loro figli e nipoti già nati.
L’aspettativa di vita dei vivi.

E’ l’orizzonte più ampio che l’uomo riesca a guardare. L’uomo che non riesce a sentire, a sforzarsi per quelli che dovranno venire, anche se figli dei propri nipoti. E’ stato creato o è diventato così l’essere umano?

Da una distanza alla fine maggiore dell’aspettativa dei vivi, il dibattito dopo un po’ languirebbe… quello stesso dibattito che esploderà interminabile quando il rischio riguarderà i vivi: a 70 anni dal count-down o dopo un enorme conflitto letale. Soltanto alloro il terrore (più che il dibattito) scuoterà la politica, spremerà la ricerca, genererà soluzioni per impedire la fine: delle antibombe, dei meccanismi biologici che liberano dal bisogno di bere… (come i salti tecnologici che si verificano durante le "guerre che contano").

O forse non servirà a niente essere terrorizzati e parlarne: a tempo scaduto la fine avverrà (ciò che incomincia finisce), e magari, dopo vari passaggi (ere glaciali…) compariranno forme nuove e migliori di vita.

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CHE COS’E’ UN’EMERGENZA?

di Marco Meneghelli

Che cos’è un emergenza? Non mi riferisco a quella con il punto esclamativo che si grida, per esempio, quando qualcosa sta andando a fuoco. Un’emergenza è piuttosto, letteralmente, qualcosa che emerge da un sottofondo indistinto, da un continuum indifferenziato o da qualcosa di già differenziato che si può andare ulteriormente a specificare.

In questo senso, la specie umana è, in sé stessa, un’emergenza (senza essere, alle sue origini, un’"emergenza!"), qualcosa che è emerso dall’essere scimmia. E’ stato, ed è, il divenire umano della scimmia. Non so se Darwin parlasse di emergenze di specie, di certo ci ha raccontato l’emergere della specie par excellance, quella umana.

Che ora questa emergenza esclami il proprio essere emersa nel momento della sua estinzione possibile, il suo tornare al luogo del delitto da cui era fuoriuscita, è forse il segno di un inversione di rotta? Di un insostenibile necessità di ricordare l’animale che si è stati? E che necessariamente si è?

Forse è tempo di riimmegersi in quella sorta di liquido amniotico primordiale. Ridiventare, alla Ammaniti prima maniera, pesci, o uomini-pesci. Come gli abitanti di Atlandide del mito platonico. Tornare al sommerso, riimmergersi in quella età in cui tra uomo e animale non era la frattura ma continuità, non miscela alla spiderman, ma continuità zoologica, continuità della specie appunto.

La catastrofe della specie è l’emergenza dell’uomo che fin dalle origini urla e grida la propria differenza. Ora l’animale umano può smetterla di urlare la propria diversità, ormai ci siamo abituati, ormai lo sanno tutti, anche gli animali, anche gli invertebrati. Quel grido è spompo, stanco, inutile, un’alzare la voce non per farsi sentire, ma solo per urlare al vuoto, al nulla che ci circonda.

Per bloccare l’emergenza, lo ripeto, l’uomo deve fare la seconda parte del viaggio da cui è emerso come uomo. Ridivenire l’animale che è, ritornare animale, rievocare nella pratica quella continuità della specie, di cui già Linneo, da cui proviene e da cui è emerso, reinnestando il sodalizio eterno uomo-animale








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica emergenza di specie il 10 novembre 2006