Un piccolo raggio di sole

Nero Luci / Sparajurij



Castelvecchi ha recentemente pubblicato Fai ciò che vuoi, versione italiana della biografia di Aleister Crowley (1875-1947) scritta da Lawrence Sutin (già autore di Divine invasioni sulla vita di Dick). Riportandoci così al tempo delle sue uscite migliori, quelle fondanti per la generazione dei ’90 (Bifo, Negri, Blissett, la coppia D-G, l’arancione Woobinda…).

Quest’opera fa finalmente chiarezza sulla vita del famigerato alpinista, poeta ed esoterista inglese più di quanto lo abbiano fatto in passato troppi volumi ricchi di leggende, incomprensioni e pregiudizi, se non di vere e proprie falsità.

Sutin merita invece credito, a differenza di altri biografi ha potuto visionare lettere e diari di Crowley ed è stato assistito nella sua ricerca dall’attuale Frater Superior dell’Ordo Templi Orientis, l’ordine iniziatico che ne studia e divulga il messaggio nel mondo.

Del biografo è forse criticabile l’impostazione eccessivamente psicoanalitica, (l’educazione repressiva fatta subire al Crowley bimbo dai genitori fanatici settari cristiani, il complesso di colpa legato alla bisessualità…), ma è invece da apprezzare lo sforzo di decodificare il tanto scandaloso satanismo del mago.

Questi, da buon neoplatonico, al diavolo neanche credeva, e bene fa Sutin ad interpretarne il vantato votarsi faustiano al principe delle tenebre come volontà di affrontare il subconscio, il rimosso, l’irrazionale, il dionisiaco; ciò allo scopo di esser consapevole e di controllare la propria parte oscura, non certo per diventarne schiavo.

Come la teologia apofantica di Dionigi l’Areopagita, quella di Crowley suggerisce che la divinità massima è privazione di essere, essere altro, un nulla (e non un niente) incomprensibile alla sola ragione umana e ai comuni stati di coscienza.

L’ascesa a questa esistenza somma si realizza mediante la risoluzione di ogni dualismo (e qui c’entra Satana), col trasumanar del viaggio nei cieli/stati di coscienza propri agli dei/pianeti/energie codificati dalle tradizioni religiose.

Crowley infatti sintetizza, aggiorna per l’uomo moderno, le tecniche e gli insegnamenti del Tao cinese, dei tantra buddisti ed indù, del paganesimo egizio ed occidentale e delle mistiche ebraica (cabala), islamica (sufismo) e cattolica (gnosi).

Questa sintesi non è solo teorica, ma ha la sua prassi nella "Magick", la magia teurgica dei tempi moderni, performance/meditazione artistica e sperimentale, liberata dalle superstizioni e dai timori medioevali e dalla corazza razional-materialista.

Si volle, infatti, il mago, anche profeta di una nuova era, cantore di un poema, di un nuovo testo sacro, di una nuova legge per l’umanità dettatagli nel 1904 da un’entità chiamata Aiwass (che identificò come suo Angelo Custode); legge del "fa’ ciò che vuoi" da intendersi non con lo sfrenato conscio fare ciò che si desidera (qualcuno ricorda La storia infinita di Michael Ende?), ma nello scoprire – con le tecniche della Magick – la volontà vera, sempre inconscia. Se il "conosci te stesso" greco presupponeva un’io assoluto e statico da doversi incontrare, il "fa’ ciò che vuoi" si centra invece sull’atto (sul poièin), sull’io/stella in perpetuo divenire.

Anche chi non crede ad Aiwass e ritiene Crowley un debosciato furfante si divertirà comunque a leggere la sua turbolenta vita nomade; il libro di Sutin può sembrare un brillante romanzo ambientato nella Londra tardo-vittoriana, nelle Highlands scozzesi, a Parigi, sulle vette dell’Himalaya, nel nord Africa, nella Cefalù dove il mago fondò la rabelaisiana Abbazia di Thélema ("Volontà" in greco) e dalla quale fu cacciato da Mussolini; e poi il mondo delle confraternite iniziatiche, i servizi segreti, gli amori, l’amicizia con Pessoa, i (falliti) tentativi di influenzare la politica del tempo, i rituali…

Chi, a differenza dei thelemiti, non considera Crowley un profeta, non potrà non riconoscere quanto egli possa essere comunque considerato un "logos" del novecento: tentò di superare la linea del nichilismo (come Jünger) e di dare all’umanità il dio che solo può salvare invocato da Heidegger, anticipò con la sua libera vita sessuale e la sperimentazione delle droghe (attività che considerava sacre e magiche) le rivolte giovanili contro la morale e l’ideologia dominanti in occidente. Enorme è stata la sua impronta sulla cultura pop-psichedelica (il regista Kenneth Anger, Tim Leary, Lennon, i Led Zeppelin) e nelle sottoculture metal, industrial e neofolk (un nome per tutti: Current 93).

Sutin suggerisce invece che se la critica letteraria non ha mai dato il giusto valore alla poesia e alla brillante prosa di Crowley, così in sintonia con il movimento modernista, è stato a causa dei vecchi pregiudizi (omofobi) di Yeats, in gioventù suo confratello nel rosacrociano ordine della Golden Dawn; e fu proprio il poeta irlandese che influenzò anche l’opinione negativa del suo giovane segretario Pound sugli scritti del mago.

L’ostracismo degli ambienti letterari, e solo una delle tappe del "calvario", delle sofferenze in terra, dell’imitatio Christi personale assunta da Crowley per diffondere il suo messaggio; ad essa si aggiungono i vari abbandoni di compagne magiche e di amici e fedeli, il rischio della povertà totale in vecchiaia, l’eroina, le campagne diffamatorie della stampa, i processi giudiziari…

Fu proprio durante un processo, nel 1934, che gli fu chiesta ragione del suo autoproclamarsi "Bestia 666", rispose che significava solo "luce del sole", e che potevano chiamarlo semplicemente "piccolo raggio di sole".

Lawrence Sutin. Fai ciò che vuoi. Vita e opere di Aleister Crowley, Castelvecchi, 2006, pp. 624.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 9 novembre 2006