Una fantasia compensativa (II)

Sergio Baratto



5. Shmuel (II)

"Ormai mi sarò stancato di materializzare simulacri di donne bellissime. Ecco che torno in camera, accendo la tele, c’è il notiziario, come sempre mi viene da vomitare. Mi concentro, aiutandomi con un’enciclopedia trovata in casa individuo una piccola area periferica del sistema solare, molto oltre l’orbita di Plutone. È una zona lontana, meglio essere cauti. Sforzo il mio pensiero al massimo. Comincio a scorgere le macchie sfocate dei planetoidi che la infestano. È la Fascia di Kuiper, il paradiso degli asteroidi. La visione si fa più nitida, ora distinguo bene le loro forme, i rapporti di distanza che li legano, i loro movimenti rotatori. Ne scelgo uno piccolo ma sufficiente alla bisogna. Somiglia vagamente a una pera. Cerco con tutte le mie forze di rimodellarlo. Il lavoro è lungo e difficile, soprattutto dopo i due giorni di sesso solitario sfrenato. Verso sera finalmente mi sembra che abbia assunto una forma grossomodo sferica e un decoroso moto rotatorio.
Per creare l’atmosfera dovrò ramazzare i gas giusti nelle giuste percentuali, mescolarli. L’aria dovrà essere respirabile, il suolo percorribile senza fatica. Come farò per il calore? Il Sole è lontanissimo e lassù deve fare un freddo inimmaginabile. Ho trovato: incendierò un asteroide nei dintorni, innescherò una breve reazione termonucleare. Dovrò calcolare bene i tempi, le distanze. Tanto sarà per poco, spero. Altro lavoro, la faccenda si rivela più lunga del previsto. Vado a riposarmi. Domani mi aspetterà il compito più complicato: lavorare sulla sua struttura interna in modo da garantire una forza di gravità decente. Altrimenti potrò dire addio all’atmosfera che ancora non possiede. Non possiede ancora nemmeno un nome. Lo chiamerò Sansone."

6. New Horizons

Da tempo New Horizons ha smesso di inviare immagini sulla Terra, da tempo sulla Terra si ignora cosa sia stato di lei, ultramoderna erede di Lajka, fili elettrici al posto dei vasi sanguigni, paratie di metallo al posto dei peli e nessun guaito solitario nel cosmo. Se anche sapesse guaire, nessuno la sentirebbe. Ma New Horizons non guaisce, non parla. Si è persa come previsto dal piano di volo una volta superato Plutone. Ha un occhio, ma è come se fosse cieco, perché nessuna immagine può più arrivare agli scienziati lontani, in orbita attorno al Sole.
Eppure la sonda è ancora viva e affonda a una velocità inerziale sempre più vertiginosa all’interno della Fascia di Kuiper, tra la miriade di pianetini, asteroidi e massi erratici che la popolano. Nessuno la vede, non esiste più per nessuno, è perfettamente libera. Solca lo spazio, l’attrito con il pulviscolo cosmico le scalda la corazza, l’occhio è puntato in avanti. Grande è lo stupore quando alla sua sinistra, improvvisamente, un planetoide si accende.
Prende letteralmente fuoco. Autocombustione. Pochi istanti dopo sfolgora già come una piccola stella.
Alla sua destra, un altro planetoide rotea avvolto in una nuvola biancastra di gas come in una placenta.
Se fosse dotata di senso dell’umorismo, New Horizons riderebbe di quella ridicola imitazione su scala microscopica del sistema solare.

7. Amir

Non si sa che personalità abbia Amir, quali siano i suoi gusti, se si mangi le unghie, se si sia mai masturbato davanti alla televisione, se abbia mai visto o toccato una vagina eccetto quella da cui è sgusciato fuori ventiquattro anni prima. È presumibile che non abbia alcun concetto della pittura religiosa occidentale, se non vaghi e banali preconcetti sull’arte impura e diabolica, ma è impossibile dire con certezza. Si ignora tutto dei suoi sogni – se siano onesti, sudici o puerili –, della sua immagine di sé e del proprio corpo, dell’importanza che attribuisce ai pregi e ai difetti somatici del proprio viso, del suo ideale di donna, se sia un omosessuale represso o no. Di certo si sa che ha modi disinvolti, capacità di mimetizzarsi nella folla e una straordinaria resistenza organica ai corpi estranei: in questo momento, tre microordigni nucleari, incastonati al posto del rene sinistro, immersi nella soluzione acida dello stomaco e infilati nello sfintere come supposte. Del detonatore non ha bisogno, verrà azionato a distanza di sicurezza da altre mani, a un’ora prestabilita.
L’ora è arrivata, tutto accadrà adesso. Amir alza gli occhi, vede il copro nudo di Dio che tende la mano ad Adamo, e tutt’intorno al Dio nudo altri nudi, nudi ovunque. Può essere che l’insieme non gli sembri privo di una certa indefinibile grandezza sacrilega?
Dal taglio delle palpebre è evidente che una serie di pensieri fulminei gli attraversa la mente all’improvviso. Nessuno saprà mai se siano buoni o cattivi, né chi sia Amir nel momento in cui deflagra con un boato e si dissolve, forse con la convinzione di lanciare in quel modo più rapidamente la propria anima fino al paradiso e far sprofondare alla medesima velocità le anime che lo circondano fino all’inferno. Quel che si può dire è che, dopo essere stato scagliato verso l’alto, il Dio nudo di stucchi e colori ricade verso il basso, ridotto in minuscoli frantumi, sancendo di fatto la mortalità dell’arte immortale.

8. Jane (II)

Nella sua infinita bontà, Dio le ha suggerito il sistema giusto per redimersi. E dato che Dio è lungimirante, ha pensato a tutto: la redenzione di Jane è anche un servizio per il proprio paese e un modo per vendicare quei morti innocenti, uccisi dalla ferocia dei terroristi, Quei maiali che hanno riso vedendo alla tele nelle loro case da beduini pezzenti la gente che si buttava dal centesimo piano. Che si sono fatti fotografare con l’indice e l’anulare divaricati in segno di vittoria. Maiali barbuti. Come quello che ora si trova per terra, sotto i suoi anfibi, nudo e lurido. Si è divertito, allora, quando ha visto le torri crollare? Ha goduto? Godi, adesso, se sei capace. No, che non ci riesci. È bastato aizzargli contro il cane: si è pisciato addosso per la paura. Ha visto le fauci arrivare a una spanna dal suo uccello e si è pisciato addosso. Si è messo a piagnucolare, quasi quasi sveniva. Qualche botta, senza troppa forza, mentre biascicava in quella sua lingua di merda. Volevi la guerra santa? Te l’ha comandato il tuo dio? Chiedigli di slegarti i polsi, chiedigli un miracolo. Il tuo dio è cattivo e non fa i miracoli.
Frankie lo solleva un po’, lo sistema in posizione pecorina. Jane gli infila la bocca del fucile tra le natiche, la fa combaciare con la bocca del culo. Si mette in posa. Frankie si allontana di qualche passo, punta il cellulare e scatta. Una bella foto per il mio fratellone a casa, dice Jane. Scommetto che gli piacerà un casino.

[II - continua.Qui la prima parte.]








pubblicato da s.baratto nella rubrica racconti il 2 novembre 2006