Una fantasia compensativa (I)

Sergio Baratto



1. Shmuel

"Farò un sogno. Sognerò che mi sveglierò e sarò dotato di superpoteri. Nulla di appariscente che possa giustificare l’utilizzo di tute attillate, maschere e mantelli. Non sarò un supereroe nel senso tradizionale del termine. Ecco, sto sognando.
I miei poteri sono diversi. La mia mente può concretizzare qualsiasi cosa secondo i miei desideri, in spregio a ogni legge conosciuta della fisica. Posso spostare oggetti di ogni dimensione con la forza del pensiero, fare delle mie pupille un microscopio in grado di contemplare ogni singolo atomo o un telescopio di potenza inimmaginabile. Potrei trasferire molecole, insetti, automobili, persone, intere città, nazioni e continenti su galassie lontane. Fare sì che, nel giro di poco, intorno al sistema solare si formi un nuovo pianeta con la sua atmosfera e i suoi satelliti, semplicemente chiamando a raccolta la materia sparsa nei dintorni. È faticoso e richiede molto sonno per recuperare le forze, dopo. Ma si può fare tranquillamente.
Mi sveglio, dunque, ed è lunedì mattina. Telefono in ditta e mando a quel paese il padrone. Vengo licenziato. Quindi mi chiudo in casa e comincio a esercitarmi.
Sarò sincero: i miei primi esperimenti hanno molto a che fare con il sesso. Ci metterò qualche giorno, prima di stancarmi e passare a progetti più ambiziosi."

2. Scene dalla vita di un gregge

Il gruppetto di donne avanza lentamente ma con passo deciso. Saranno un centinaio, forse meno, tutte vestite di nero e con un velo pesante a coprire loro il viso. Urlano con voci acute, penetranti, decisamente femminili. Agitano diversi cartelli e striscioni, la maggior parte in caratteri arabi, qualcuno in inglese: "Blasphemy = Crime", "Blasphemy against God calls vengeance". Il più truculento: "Death to the blasphemous christians".
Una croce di legno oscilla alle loro spalle, imbrattata di quella che sembra acqua ma che, come risulta subito dopo, è benzina. La croce prende fuoco, viene gettata per terra, nel fumo la gente le si affolla intorno. Si vedono uomini teatralmente incazzati e qualche bambino sorridente. Le donne in testa al piccolo corteo continuano a marciare. Curvi davanti a loro camminano a ritroso decine di cameraman e fotografi.
La folla arriva sullo spiazzo di fronte alla chiesa. È una basilica ortodossa, ma nessuno sembra fare alcuna differenza tra Roma e Bisanzio.
La polizia, in tenuta antisommossa, si tiene a distanza, all’altra estremità della piazza. Ha l’ordine di non intervenire se non in caso di estrema necessità. Del resto, i religiosi della basilica sono stati evacuati da ore.
Vengono lanciate alcune molotov. La chiesa comincia a bruciare.

3. Raymond de Saint-Gilles

Nabil è il primo a cadere, proprio davanti all’ingresso della moschea. La scimitarra gli si spezza e lui rimane immobile per un attimo, con espressione confusa e stupita, senza opporre resistenza al colpo di spada che lo decapita. Il moncherino del collo comincia a buttare sangue. I soldati si precipitano all’interno. Uno di loro prende inavvertitamente a calci la testa di Nabil, che schizza via come una palla fin tra le gambe degli assediati. La gente si mette a gridare, una donna sviene. Qualcuno abbozza un tentativo di resistenza, anche se è chiaro che non servirà a niente. Gli adulti e gli adolescenti in grado di usare le armi fanno cordone tutt’intorno alla folla dei rifugiati ma vengono eliminati in fretta. I crociati urlano come furie, sembrano in preda a una devastante ubriachezza. Passano ai civili inermi. Ci sono diversi zoppi, molti vecchi resi curvi dall’età e dall’artrite, dame grasse e ragazzine sottili. I bambini si aggrappano alle vesti delle nonne. I loro corpi vengono fatti a pezzi, e nella foga del combattimento i crociati li scalciano e li spargono per tutto il pavimento. Il sangue è talmente copioso che arriva alle caviglie.
Il macello si interrompe per sopravvenuta mancanza di materia prima. Qualche adolescente è stata risparmiata, ma solo per essere trascinata in un angolo. La stuprano in quattro. Raymond de Saint-Gilles li nota con la coda dell’occhio ma fa finta di niente. È diviso tra un vago senso di contrarietà per gli eccessi dei suoi e l’eccitazione della conquista. C’è stato un momento, l’anno prima ad Antiochia, in cui lo sconforto e la rabbia avevano preso il sopravvento. Era giunto persino a pensare di piantare un coltello nella schiena di Bohemund d’Altavilla, la carogna normanna. Gerusalemme sembrava lontanissima, impossibile da raggiungere. Ora invece il conte di Tolosa fissa i propri piedi che sguazzano nel sangue, l’orlo della propria veste imbrattata, le decorazioni incomprensibili sulle pareti della moschea di al-Aqsa. E sorride, mentre un accenno di erezione gli gonfia non visto la cotta di maglia all’altezza dell’inguine.

4. Jane

Jane si è convertita al cristianesimo dopo gli attentati. Forse dovrebbe persino ringraziare i maiali terroristi, perché in un certo senso sono stati loro a riavvicinarla a Dio. Quand’era bambina aveva imparato tutte le preghiere. Cantava bene la domenica mattina. Aveva una voce invidiabile. I suoi ne erano orgogliosi.
Al college aveva deragliato, ma deragliato di brutto. Aveva lasciato la via stretta per quella larga, comoda. In un certo senso anche quello le è servito. Le è servito per prendere le misure. Per capire che non tutto ciò che ti dicono in chiesa deve essere preso alla lettera. Che Gesù ti ama e ti tiene per mano anche se ogni tanto ti succede di fare le cose sporche. Dopotutto, cosa vuoi che gliene importi, a Dio, se quella volta ti sei infilata la mano nella mutandina pensando a Bobby? Se Bobby ti avesse cagato un po’ di più, se gli fossi piaciuta, probabilmente non ci sarebbe stato alcun bisogno di quella manina: ma forse avresti finito per peccare molto più seriamente. E magari restare inguaiata. No, per carità, no, grazie. Il dio nostro è buono e Gesù è molto più dolce di un padre, di un fratello e di un amico del cuore messi insieme. Sa cosa nascondi dentro di te. Non è che legge ogni tuo pensiero come un guardone al cubo. È solo che sa se sei buono o cattivo, se hai fede in lui o no. Sa se e quando essere indulgente con te e quando invece metterti in riga.

[Continua...]








pubblicato da s.baratto nella rubrica racconti il 31 ottobre 2006