Il sequestro del David

Tiziano Scarpa



In una saletta della Casa Bianca, due uomini stavano seduti davanti a un televisore.
In primo piano sullo schermo c’era la testa del David di Michelangelo. Ma non aveva il suo solito sguardo scontroso: sembrava stranamente supplichevole. E poi le labbra si muovevano, mormoravano:
"Se non accettate le condizioni dei miei sequestratori, sarò decapitato entro ventiquattr’ore", gemeva la statua. Aveva i capelli arruffati, la barba lunga.
Sotto il suo volto scorrevano i sottotitoli in inglese con la traduzione dell’appello del David.
"Che cos’è, un’animazione al computer?", chiese il presidente americano.
"Naturalmente," rispose il ministro della difesa.
"È tutto uno scherzo, allora."
"Non esattamente, signor presidente. Guardi adesso."
Le telecamere inquadravano un gruppo di uomini in giacca, cravatta e passamontagna nero. Sulle spalle portavano dei piccoli zaini. Erano schierati in piedi, dietro una bassa balaustra di pietra bianca. Sopra di loro, il cielo era pieno di elicotteri.
"Che ci fanno sulla Tour Eiffel?"
"È la torre di Pisa, signor presidente."
"E chi sarebbero quegli uomini?"
"Quello è il capo del governo italiano. Gli altri sono i suoi ministri."
"Perché portano gli zaini?"
"Sono imbottiti di esplosivo."
"Sul serio?"
"Così dicono."
"E tutti quegli elicotteri? Non intervengono?"
"Sono elicotteri governativi. Polizia, aviazione, guardie forestali… Non hanno nessuna intenzione di intervenire."
"Ah no?"
"Al contrario: li stanno proteggendo."
"Ma che cosa vogliono far saltare in aria?"
"La torre. Se non accettiamo le loro condizioni."
"Quali condizioni?"
"Convocarci tutti."
"Che palle. Un altro G8!"
"Molto di più. Vogliono presidenti, re e regine, papa, rabbini e imam, padroni di multinazionali, delegati sindacali, artisti, filosofi, registi, attori, poeti, scienziati e…"
"Bidelli, sfasciacarrozze, camerieri, trapezisti!" sbottò il presidente. "Non servono a niente, queste cose."
"Lo sanno. Ma dicono che bisogna inventarsi lo stesso qualcosa. Che bisogna fare un salto di qualità, un gesto."
"Che gesto?"
"Sospendere tutto per un mese."
"Tutto?"
"Tutto."
"Anche il campionato?", sogghignò il presidente.
"Anche quello."
"Sono pazzi!"
"Vogliono sospendere il mondo per un mese," ripeté il ministro della difesa.
"E per fare che?"
"Dire la verità su come stanno le cose."
"Quali cose?"
"L’economia, le guerre, il clima, le risorse, la povertà, le migrazioni, l’energia, l’acqua, il pianeta…"
"Le solite fregnacce. E poi?"
"Esaminare la situazione e trovare soluzioni. Passando da una mentalità di rapina a una di collaborazione."
"Ingenui."
"Dicono che così non si può andare avanti."
"Loro, forse. Noi andiamo avanti benissimo."
"Sostengono che non si tratta più di beghe internazionali, non sono in gioco solamente gli interessi di questo o quell’altro stato, ma della specie umana."
"Tu che cosa ne pensi?"
Il ministro della difesa fece un sospiro.
"Non dici niente?", lo incalzò il presidente. "Non ti viene da ridere?"
"Non tanto," disse il ministro.
"Ok. Metti che facciamo questa bella riunione di saggi. Un parlamentone di potenti ed esperti e visionari. Chiacchieriamo fino a sfinirci. Di più: addirittura prendiamo decisioni per il bene dell’umanità. Lo sai che cosa succede! Lì per lì i cinesi ti sorridono, ti stringono la mano, tornano a casa e continuano a fare i fatti loro. E così i russi, gli arabi. Tutti!"
"Noi compresi."
"Noi per primi!", ridacchiò il presidente.
"Agli italiani non importa. Lo sentono come un nostro dovere storico."
"Nostro?"
"Della nostra generazione."
"I miei colleghi europei che cosa ne pensano?"
"A Parigi ghignano. Se gli italiani decapitano il David e fanno saltare in aria la Torre di Pisa, è tanto di guadagnato per il turismo francese."

Il capo del governo italiano aprì gli occhi. "Che strano sogno," mormorò. Continuò a pensarci per tutta la mattina, anche durante riunione del consiglio dei ministri. "Che strano sogno…"








pubblicato da t.scarpa nella rubrica emergenza di specie il 26 ottobre 2006