Emergenza di Specie # 6

Franco Arminio



("Emergenza di specie" è uno spazio di discussione aperto su uno dei nodi più drammatici e più rimossi del nostro tempo. Andrea Sartori ci ha inviato questa riflessione che pubblichiamo. Clicca qui 1, 2, 3, 4, per leggere i precedenti articoli. Interventi e contributi possono essere inviati a emergenzadispecie@gmail.com direttamente nella lettera, senza allegati)

L’albero dell’immondizia

Napoli, trenta settembre 2006. Percorro insieme a un’amica piazza Cavour. A un certo punto la mia attenzione cade su una sacchetto di plastica pieno d’immondizia appeso a un ramo di un alberello di limoni. Chiedo a un negoziante vicino alla porta come questo sacchetto può essere arrivato sull’albero. Concordiamo che sarà stato lanciato dall’alto. Invito il negoziante a togliere il sacchetto. Mi risponde che sta lì da tanto tempo. Non insisto. A fianco c’è una libreria. Penso di trovare persone più sensibili. Entro e illustro il problema del sacchetto. Mi guardano un po’ stupiti, alla fine un ragazzo si decide a uscire con un manico di scopa e a tentare l’impresa di liberare l’albero dall’immondizia. L’impresa mi pare assai facile, ma il ragazzo armeggia intorno alla busta un po’ svogliatamente, come per dire: guarda questo qui che deve farmi fare. A questo punto gli chiedo di passarmi il manico di scopa e in un attimo provvedo a portare il sacchetto a terra. Questo episodio dice una cosa molto semplice: i napoletani convivono con l’immondizia per strada come se fosse una cosa normale. E questo vale per i napoletani colti e per gli ignoranti, per i ricchi e per i poveri.

All’ingresso di via Miracoli e nelle strade vicine i cassonetti sono rovesciati. La mia amica deposita i rifiuti raccolti in casa in maniera indifferenziata (come fanno tutti i napoletani) sopra le altre buste e il tutto prende una forma simile a un albero di Natale. È il giorno della notte bianca. Molta gente mangia per strada e butta regolarmente le cartacce per terra. I cestini vengono usati solo quando sono a portata di mano. E rimango sconcertato nel vedere che nel Madre, il museo d’arte contemporanea costato un sacco di soldi, non c’è un cestino, i rifiuti prodotti dal personale pendono in una busta di plastica appesa a un parete. Per un attimo vengo distratto dalla mia ispezione sulle immondizie dal fatto che nel museo proiettano una serie di filmini pornografici. Fanno parte del programma della notte bianca. Se lo sapesse la Iervolino certo rimarrebbe male. Torniamo alle questioni ecologiche.

A Napoli l’aria che si utilizza per la respirazione è pericolosa. È una delle cause più sicure del cancro ai polmoni, ma nessuno sembra farci caso. In provincia si muore di discarica. Ci sono zone con percentuali di tumori assolutamente anomale e si va avanti come se niente fosse. I cittadini, le imprese, i camorristi, tutto fanno del loro meglio per partecipare a questa piccola apocalisse da immondizia. Gli scienziati che recentemente hanno diagnosticato per la terra solo cento anni di vita se avessero fatto un giro a Napoli e dintorni forse avrebbero ancora accorciato la stima. Cento anni sono davvero un tempo brevissimo. Significa che i figli dei nostri figli si troveranno a fare i conti con la fine del pianeta. Altro che le miserie delle aliquote Irpef e la smania per risparmiare o guadagnare cento euro.

In fondo i campani sono più fortunati di altre popolazioni italiche. I rifiuti in mezzo alla strada sono una plateale dimostrazione del pericolo che produce l’infernale meccanismo produzione-consumo in cui tutto il pianeta è schiacciato. Qui non possiamo non vedere che dobbiamo assolutamente fermarci e inventare un altro modo di abitare il mondo. Altro che gli incentivi allo sviluppo di cui parla il Governo e su cui è d’accordo anche l’opposizione.

L’albero dell’immondizia è l’albero della nostra sciagura, una sorta di Natale alla rovescia, la forma visibile di una società che a furia di produrre scarti è divenuta essa stessa un prodotto di scarto.

Tutto questo ovviamente alle orecchie dei politici suona come fumisteria intellettualistica. Loro sono concreti, sono operativi. E allora si inventeranno qualche altra soluzione temporanea. Chi prende il cancro se lo tiene e chi prende il potere fa la stessa cosa. L’immondizia per strada ci dice che abitiamo luoghi assai malati e siamo molto malati noi stessi. Forse bisognerebbe evitare ogni forma di raccolta, bisogna lasciare che le immondizie arrivino al terzo piano dei palazzi. Solo in questo modo la gente prenderebbe veramente coscienza di come ci siamo ridotti e di quanto sia breve il tempo per cercare di porre rimedio.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica emergenza di specie il 15 ottobre 2006