L’organo marino

Tiziano Scarpa



Davanti alla bellezza dei paesaggi
c’è chi fuma guardando l’orizzonte,
chi estrae la macchina e scatta una foto,
chi abbraccia l’amorosa,
chi strimpella una nenia,
chi scrive una poesia.

In ogni caso si sente il bisogno
di traboccare, fare qualche cosa,
sfogarsi. Anche voi, vi vedo un po’ inquieti.
La bellezza fa fare. Fa reagire.

E comunque è superfluo
fare qualunque cosa
di fronte alla bellezza,
che non manca di nulla,
tantomeno delle nostre reazioni.

Qui infatti ci pensa il paesaggio stesso
a farsi i complimenti.
Anche di notte, o con il brutto tempo,
il morske orgulje continua a ripetere
al mare quanto è bello.

Il meccanismo è ingegnoso: la forza
delle onde fa da mantice a un organo
nascosto nelle pietre della riva.

L’energia muscolare
dei servi che gonfiavano e sgonfiavano
ad maiorem dei gloriam
i mantici per Johann Sebastian Bach
qui la fornisce l’acqua.

Si sentono sfiatare
le note sol e do.
Un muggito gentile
esce dai buchi a terra
e anche dalle fessure dei gradini,
che assomigliano apposta
ad armoniche a bocca.

Stiamo un po’ qui anche noi.

Poi però allontaniamoci.
Torniamo ad ascoltare
il rumore del mare,
senza le note, senza canne d’organo.

La musica dell’acqua.
Il ritmo delle onde.
Niente di nuovo, ma consola sempre.
Il mare è il vero organo marino.

Possiamo dondolarci
nell’illusione che sia lui a reagire,
con i suoi lenti scrosci strascicati,
a una qualche bellezza
sconosciuta a noi stessi,
che però ci appartiene
e dobbiamo scoprire.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica a voce il 10 ottobre 2006