Di bestia in bestia

Teo Lorini



Uscito per Longanesi nel 1989 e da tempo irreperibile anche presso l’avido mercato di modernariato, Di bestia in bestia è stato l’esordio di Michele Mari. Il volume einaudiano non è però una ristampa ma una vera e propria seconda edizione, su cui l’autore è intervenuto con un lavoro di semplificazione da lui paragonato alle Cancellature di Emilio Isgrò.
Libro talmente ricco da non sapere a quale elemento assegnare la palma, Di bestia in bestia ambienta nel castello di un Nord cimmerico, all’incrocio di suggestioni che rinviano al Re Torrismondo e al Gordon Pym (per non dire di Amleto e Frankenstein), l’incontro di un terzetto di studiosi con il misterioso e dottissimo professor Osmoc e con la sua antitesi speculare, il brutale e decerebrato gemello Osac. Tra torri e passaggi segreti, enigmi e tempeste di neve, labirinti letterari e concretissimi dedali ipogei, i tre viandanti saranno testimoni di uno scontro fratricida in cui la razionalità ordinatrice della cultura si contrappone alla potenza primigenia dello slancio vitale. Tale conflitto di apollineo e dionisiaco, di caos e ordine si sfrangia però continuamente dando vita a una serie di contradditore collisioni con la sublimazione della cultura che si muta in opprimente soma mentre la brutalità della natura si fa ebbrezza liberatoria.
Se da una parte l’esito di tale ordito supera l’ansioso turbamento del romanzo gotico e diventa di volta in volta curiosità, stupore e persino esilarante spasso, dall’altra l’ammirazione del lettore va al portento di uno stile che setaccia senza sosta le vette del lessico e della sintassi. Nella seconda parte, in particolare, dove a prender parola è Osmoc in persona, Mari costruisce un mirabile mosaico linguistico, autentico monumento di uno stile sublime che, una pagina dopo l’altra, cresce inarrestabilmente eppure (incredibile a dirsi!) con estrema naturalezza. Tanto da riempire il lettore di stupore e da spingerlo specularmente a rallentare, centellinando pagine, paragrafi, righe, per gustarsi ogni sfumatura di questo prodigio, nella speranza indicibile che esso non debba concludersi e che il titanico redde rationem di Osac e Osmoc debba rimanere per sempre inesplorato e impenetrabile come il turbinante pulviscolo niveo che avviluppa i cieli di questo romanzo ardito e colmo di meraviglia.

Michele Mari, Di bestia in bestia, Einaudi, pp. 232, euro 19,50


Questo articolo è uscito su «Pulp Libri», n. 103 (maggio-giugno 2013).








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 27 maggio 2013