Emergenza di specie # 4 Senza un finale

Vincenzo Pardini



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Ha ragione Moresco quando parla di emergenza della specie. Ormai siamo davvero in una situazione drammatica, una sorta di autostrada priva di uscite. L’ambiente ci sta crollando attorno. Dopo gli anni Sessanta, la civiltà occidentale, ma non civilizzata, ha subito una forte accelerazione dovuta al boom economico. Una sorta di contagio che ha portato i popoli a imitarsi per conseguire un benessere che andava, soprattutto, a discapito dell’ambiente. La terra cessava di essere madre. Era, semmai, una baldracca da sfruttare in ogni senso, facendola battere sui viali delle sperimentazioni nucleari, e su quelli dello sfruttamento di ogni sua risorsa conosciuta, in primis il petrolio.
Chi si imita finisce con l’odiarsi. Perché uno vuole essere più bravo dell’altro. Accade anche tra le scimmie che vivono in territori confinanti. Così sono divenuti i popoli occidentali. Tralasciati i valori delle antiche civiltà, su cui poggiavano i loro cardini, hanno iniziato la rincorsa verso una cultura che si basa solo sui consumi. Parte dell’umanità ne sta uscendo a pezzi. Perduta la memoria di un passato andato distrutto, non abbiamo né presente né futuro. Ma solo un tempo fuori dal tempo, scandito, più che dal desiderio della sopravvivenza fisica, da quello della sopravvivenza economica. Siamo, tutti, legati a un’invisibile catena di montaggio. Svanita la quiete della notte. Autostrade e, perfino tragitti di periferia, sono incessantemente transitati. Ai camions che trasportano merce e a coloro che viaggiano per lavoro, s’aggiungono gli affaristi del crimine. Ce ne sono di ogni rango e ogni estrazione. Si vive sulla terra non più con l’intento di abitarla, stando a contatto con lei e le sue manifestazioni, bensì col desiderio di violentarla, stuprarla, assassinarla in ogni senso. Basta di guadagnare soldi, essere ricchi, predominare. La logica della mafia, anzi delle mafie oggi più potenti e capillari di ieri. Si sono evolute. Non sono più di estrazione agricola, ma di portata consumistica e globalizzata. Il loro non è un potere, ma uno strapotere. Ci dominano e non lo vediamo. E chi potrebbe vederlo chiude un occhio e anche due. Il male, nel senso vero del termine, sta predominando sul bene; quindi, anche sulle logiche della salvaguardia ambientale. Non a caso, negli anni Settanta, Pier Paolo Pasolini, Carlo Cassola, Antonio Cederna, Alfredo Todisco, da ambiti diversi, mettevano in guardia i politici dell’epoca dai rischi cui andava incontro l’umanità se l’ambiente continuava a essere degradato. Pasolini notò la scomparsa delle lucciole che è, poi, la scomparsa di molte specie, non solo di insetti, ma anche di animali, di piante, di pesci, eccetera. Dall’insorgere della malattia di quegli anni, siamo passati alla fase della prima agonia. Col buco nell’ozono, con l’inquinamento perfino dovuto a scorie nucleari e altro ancora. Stiamo raggiungendo il vertice del degrado. Una sorta di suicidio di massa, gelidamente programmato da chi non ha capito, o voluto capire, che la vita non è la ricerca assoluta dello strapotere economico. Ma è guardare e partecipare agli eventi, pubblici e privati, cercandone le verità nascoste per meglio capirci. Papa Benedetto XVI ha di recente lanciato un appello ai satrapi del mondo di prendere coscienza della salute della terra. Del resto, ce n’è una sola. Non abbiamo pianeti di ricambio. Ma nemmeno il suo appello, che ho trovato accorato, ha sortito qualcosa. Tutto continua a tacere. Una caratteristica della macchina infernale che ci siamo costruiti con le nostre mani. Mi vengono allora alla mente le profezie del Vangelo, e quelle annunciate da molti Santi sulla fine del mondo. Ma, soprattutto, quella di Dio dopo il diluvio universale. Non avrebbe più mandato diluvi, ma avrebbe mandato l’uomo che uccideva l’altro uomo. Non a caso stanno incalzando terrorismo e inquinamento. Due mali,paralleli, dello spirito. Comunque sia, un nuovo modo di bestemmiare e di offendere la Creazione. Forse l’umanità, che noi per spirito di dominio chiamiamo mondo, cesserà di esistere senza un vero e proprio finale. D’improvviso. Solo così, per quanto sia amaro riconoscerlo, la terra riprenderà a vivere. Anche se sarà un’altra terra. Quella scampata al disastro degli uomini.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica emergenza di specie il 2 ottobre 2006