Tramonto a Zara

Tiziano Scarpa



Questo che vedete, cari signori,
è il tramonto. Lo so,
sono appena le sei del pomeriggio,
il sole è ancora alto.

Ma quando si può dire che il tramonto
inizi? A mio parere
quando noi cominciamo ad aspettarlo.

Ci troviamo a Punta Bajlo, di fronte
all’isola di Ugljan.
L’isolotto davanti si chiama Ošljak.
Quel paesino è Kali, quell’altro è Preko.

Vi prego di notare
le boe arrugginite, i bidoni a galla,
corrosi: sia la forma che il colore,
se siete un po’ impazienti,
vi possono servire
a farvi un’immagine inadeguata
di come apparirà il sole al tramonto.

Ci siamo appostati con largo anticipo,
perché questa è l’impresa più difficile
del mio lavoro: illustrarvi il tramonto.
Sono un po’ emozionato.

Se sarete delusi
potrete anche astenervi dalle mance,
la nostra visita finirà qui.

Questo non sarà un tramonto qualsiasi.

Pensate: Alfred Hitchcock
passando di qua disse
che Zara ha il più bel tramonto del mondo,
persino più di quello
che strappa applausi alla gente a Key West.

Il tramonto di Zara, non c’è dubbio,
si è scelto il testimonial più autorevole,
uno che sa come inquadrare il mondo.

Solo i registi sono titolari
di quella pastosità della luce,
quello sguardo viscoso sulle cose
che nei film dicesi fotografia.

Per dire, l’avesse detto Albert Einstein,
Adolf Hitler, oppure il Papa, o Marilyn,
non sarebbe stata la stessa cosa.

Ci avete fatto caso
che nella nostra epoca
non è possibile rappresentare
il tramonto? È tabù.

Le foto, i quadri, i video
che lo raffigurano sono kitsch.
Stucchevoli. Pacchiani.

Quello che noi stiamo aspettando qui
sarà il tramonto più bello del mondo:
quindi un supertramonto,
un tramonto iperkitsch, ad alto rischio.

Non fate foto! Non premete REC!
Lasciate spenti i vostri videoaggeggi.

Non vi rendete conto del pericolo?
Tornereste a casa con un patetico
souvenir. Un ridicolo oggettino
caro soltanto a voi. Insignificante
e banale per gli altri.

È questo che volete?
Per che cosa siete venuti qui?
Su, coraggio. Non è disonorevole
ammettere le proprie debolezze.
Cercate la bellezza, sì o no?
Che c’è da vergognarsi?

Questo vostro guardare va vissuto
senza che ne possiate dare conto:
senza documentarlo. Lo prescrive
l’estetica in vigore.

L’arte fa un passo indietro
al cospetto del tramonto: non c’è
simulacro seriamente accettabile.

Il buon gusto tutela questo istante.
Proprio questo, di adesso.

E io sono pagato
dall’ente del turismo
per dirvi che il tramonto
va guardato dal vivo.
Solamente in flagrante.
Non è rappresentabile.

Dovreste rassegnarvi
ad essere completamente qui,
completamente adesso.

Direi che ormai ci siamo, non vi pare?

Guardate quanto è grande,
si espande dappertutto.
Il rosso va a finire
nelle anse delle nuvole
dietro le vostre spalle.

Due pescherecci passano.
Fanno parte del tramonto anche loro.

Sì, va bene, va bene:
ho capito. Sto zitto.

Nota: per motivi tecnici non è stato possibile riprodurre i segni diacritici sulle consonanti delle parole croate.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica a voce il 28 settembre 2006