Anticipazione #7

Bellow Club



Il dono di Humbolt di Saul Bellow da un bel po’ non si trova più in libreria né nelle bancarelle dell’usato. Perciò accorti editori si sono dati battaglia e tra pochissimo riavremo disponibile questo libro straordinario.
Io non l’avevo mai letto, mi mancava. Me l’hanno prestato. Il vecchio tomo, corposo con le sue 483 pagine, presenta una patetica sovracopertina illustrata in cui compare un fumetto con dentro dei seni sognati o pensati in serie, con capezzoli rossi e forme diverse. Bruttisma sovracopertina anche dal punto di vista dei riferimenti fattuali. Ma, insomma, si capisce che in questo libro le donne contano eccome per il protagonista scrittore Charles Citrine, l’amico di Humbolt.
Forse da questo punto di vista il romanzo, con la giovane e bella Renata e l’ex moglie Denise e Demmie ( impressionante, ma muore in itinere), non aggiunge niente alla fantastica galleria di personaggi femminili di Bellow, dalla cattive di Ne muoiono più di crepacuore alla durissima adultera di Herzog, fino alla splendida Ramona sempre in Herzog, che è la mia preferita in assoluto, e sulla quale temo abbia messo gli occhi anche Antonio Moresco che peraltro mi ha prestato il libro che aveva avuto a sua volta da Dario Voltolini.

In questa anticipazione voglio produrre due pagine sul poeta Humboldt e sulla sua immagine postuma che mi hanno fatto pensare naturalmente anche al nostro paese, a poeti nostri e ad altri uomini dell’ingegno e della fantasia che in una mossa di difesa o di potenza hanno abbracciato l’adattamento, anzi l’adeguamento, delle proprie immagini interiori all’efficacia socio-evolutiva (per non esser frecce lanciate nel buio!)…

Eccole.

"Così procedeva la mia meditazione sul divano verde. Fra tutti i metodi che la letteratura consiglia, questo è il mio preferito. Spesso, alla fine della giornata, rivado a tutti gli avvenimenti di essa, nei minuti dettagli, a tutte le cose viste, udite, fatte. Sono in grado di procedere a ritroso nel tempo, di vedere me stesso da dietro e di fianco, fisicamente non diverso da chiunque altro. Poniamo che avessi comprato una gardenia per Renata a un chiosco di fioraio: rammentavo che l’avevo pagata settantacinque cents; rivedevo il luccichio delle tre monete da un quarto di dollaro; rivedevo il bavero del paltò di Renata, la capocchia bianca dello spillone: ricordavo anche il modo come la spilla era entrata due volte nella stoffa, e la faccia di Renata, pienotta, e lo sguardo compiaciuto che aveva dato al fiore, e l’odore di quest’ultimo. Se basta così, per la trascendenza, è una bazzecola: come niente potrei risalire all’inizio del tempo. Quindi, sdraiato sul sofà, richiamai alla memoria quel necrologio sul Times.
Il Times era rimasto molto scosso per la morte di Humboldt e gli aveva dedicato due colonne. Con una grande foto. Dopo tutto, Humboldt aveva fatto quel che la crassa America s’aspetta che facciano i poeti. Era corso dietro alla rovina e alla morte con più accanimento che non dietro alle donne. Aveva sciupato il suo talento, la salute, e aveva raggiunto il traguardo della tomba rotolando per una china polverosa. Si era scavato da sé la fossa. D’accordo. Lo stesso vale per Edgar Allan Poe, ripescato in un rigagnolo a Baltimora. E per Hart Crane, che saltò dalla murata di una nave in alto mare. E per Jarrel, investito da un auto. E per il povero John Berryman, che si buttò da un ponte. Per chissà qual motivo, tali atroci destini vengon singolarmente apprezzati dall’America affaristica e tecnologica. Il Paese va fiero dei suoi poeti morti. Ci trova una tremenda soddisfazione nella testimonianza che essi rendono, dimostrando come sia dura, come sia spietata l’America, come la realtà americana sia davvero soverchiante. E il mestiere del poeta è roba da sgobboni, da femmine, da preti. La debolezza dei poteri spirituali è comprovata dalla puerilità, pazzia, alcolismo e disperazione di codesti martiri. Orfeo smuoveva le pietre e gli alberi; ma un poeta non sa eseguire un’isterectomia o inviare un’astronave nello spazio: non ha più alcun potere taumaturgico. Quindi i poeti sono amati, ma solo perché non sanno star al mondo. Esistono solo per gettar luce sull’enormità di questo atroce groviglio e per giustificare il cinismo di quanti dicono: <> Ecco come - ragionavo fra me – esultano le persone di successo, aspre, dure di schiena, cannibalesche. Tale era l’atteggiamento rispecchiato nella foto di Humboldt prescelta dal Times. Un volto maestoso marcio matto - una foto spettrale, teterrima - occhi pieni di furia, labbra serrate, gote scrofolose e cadenti, la fronte segnata da cicatrici e un’aria di rabbiosa, devastata fanciullaggine."








pubblicato da s.nelli nella rubrica libri il 11 settembre 2006