Prime poesie

Roberto Varese



1.

Il tempo consuma le parole;
Come i petali dei fiori
L’orlo delle sillabe si piega.
Le mie ragioni s’aprivano a corolla:
Ora bruciano nella terra, nel focolare della brama.
Così rimane un’ombra, una foglia di cenere
Nella mia quieta aiuola virginale.

2.

Al muto richiamo lo stormo segue.
Io mi chinai a specchiarmi e vidi,
Nel movimento dell’iride: azzurro e nero,
Come il volo entro il colore del cielo.

3.

Amorevole sublime gioco,
Oppure guerra sul filo del rasoio,
Incontro di fantasmi… Ahi, liete parole,
Cadute indescrivibili e poco memorabili!
Io domando come e perché: tu cosa rispondi?
Questo verso sarà il più lungo, ma se batto il tempo sfugge via il senso.
Però il finale sarà migliore: pulito, più nettamente inciso;
E senza dire niente ci porterà al compimento
Di questa strana poesia.

4.

Che senza amore e gioia mi vada consumando,
A te oh non importa. Io sogno, vago e piango;
E senza decisione la mia vita scorre via...
Chi potrà mai perdonare tutta questa indegnità?
Tu sai la mia salvezza.

5.

Il mare, la notte...
Io ricordo la preghiera dei baci,
Il verde delle conifere negli occhi di lei
Che angeli e diavoli affollavano, finestre
Della sua mente povera e plagiata
Dai racconti dei miei peccati o stranezze.
Conosci tu parole che penetrano il cuore?
Non voglio dire basta!, è falso!, oppure addio!.
Al tramonto le cose si sdraiano
Come un vecchio con la pipa. Ma non c’è riposo
Nell’ansia della domanda
Che risuona davvero
Dentro il cuore.

6.

Uccelli, vastità del mondo
Che dorme sotto le campane ferme.
Nella pianura il sole è freddo: gli animali sono tristi;
Anche le donne, e le cose sospinte tutte
E divorate.

7.

Col vivo e con il morto,
Giocando e non giocando,
Nel vuoto e nell’azzurra
Pianura fra le ciglia -
Io vado sempre in fretta
Al tempio dappertutto.

8.

Ora guarda, ecco, sta passando: è il pensiero
Che scorre senza posa, è la fronda che muove
L’ombra, è la forma del verso che tu scrivi
Adesso, senza motivo forse. Sì, tu vedi finalmente,
Guarda ancora: è ragione ed è speranza
In nere sillabe su questo foglio bianco,
E’ solo una poesia.

9.

Tutta presa dalla sua bellezza,
L’amica tace; però comanda
Che la si guardi o si sparisca
Nell’inferno dei non devoti.
Ma io dico: è troppo, please, retrocedi,
Mangia il pane di chiunque!
No, pardon, sei regale, ti si deve lasciar stare…
Però insisto: almeno interagisci, prego!
Scrivimi in un verso tuo, sii gentile:
Un movimento sul viso,
Un battito di ciglia nell’azzurro!

10.

Le stelle navigano nel cuore; io vedo all’interno,
Nella visione magnifica, gli astri lontani d’ogni notte.
Ho imparato a misurare il mio timore, allora chiedo:
Qual è più misterioso, il precipizio o il firmamento?

11.

La vita mia è una beffa, una cosa scombinata.
Ma bastano due versi e l’ho dimenticata.


Nota

Nel corso del tempo le mie prime poesie sono state pubblicate in fascicoli a mie spese, riviste letterarie e, ultimamente, in una sezione (intitolata per l’appunto prime) del libro La piccola dea, pubblicato dalla casa editrice Fazi nel marzo del 2005: ma sempre in versioni diverse, per un continuo lavoro di lima. Quando dichiaravo, anche per iscritto, che "quest’ultima è la versione definitiva", era una bugia, anche se in buona fede.

Ho dunque avvertito l’esigenza di pubblicare, di nuovo a mie spese, una fascicoletto che raccogliesse la versione immutabile e da conservare.

Il fascicoletto, in edizione privata fuori commercio, è dedicato alla memoria di Paolo Varese, mio fratello. (Roberto Varese)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica poesia il 31 agosto 2006