Guerra

Franco Buffoni



Sei cencioso e nero sullo sterno
Dove si posano le dita a trattenerti,
Gonfio dirigibile atterrato
Su una montagna di carcasse.

*

Raccolte disperse ritrovate
Pale d’altare ricomposte dopo secoli,
Sarà così pensavo un giorno
Delle voci dei bambini
Separati dai padri
All’ingresso dei campi?
Perché si può dire ciò che è bello
E ciò che è brutto
Si può dire anche ciò che è molto bello.
E’ il troppo brutto
Che non si riesce a dire
Perché esistono tutte le parole
Ma sono lunghe e finisce
Che assorbono
Dei pezzi di dolore.

*

La quercia all’entrata del campo
Schiantata nel vento dal fulmine
Del dio elettrico del cielo,
Qui la sola trascendenza
E’ il recupero in sei ore di altre forze,
Come pesci in una polla
Asfissianti sotto lo strato di ghiaccio
Tra la terra e il cielo.

*

Nella rivalità tra formazioni
Alla ricerca di cibo e di armi
Una gestione del territorio
Fatta di azioni dimostrative
Rastrellamenti fosse comuni
E dopo ogni massacro di spia
Ombre gettate sopra
Un pavimento di piastrelle
In coperte avvoltolate,
Sacchi dalle forme abbandonate.

*

Augurando a te una mente
In cui non sia memoria,
Come la fatica della tua formica -
Lei scelta fra mille, lei a restare
Immortale designata
A resurrezione dopo morte -
Lungo il tubo dell’acqua,
Col rigore di una terapia.
Praticherò io questo esercizio del ricordo
Conquistando schegge di passato
Per ricomporre l’oscenità.

*

Dunque, l’odore dell’erba nel respiro
Di cavalli generati dai venti e dagli dèi,
Prodigiose e tormentate epopee
Guerra e natura,
O pinnacoli di fumo per bombe già cadute
Nelle prime battaglie aeree notturne
Su case di sassi di fiume?
Riflessa obliquamente dalla pietra bianca
La croce di confine si allunga
Sul rosario dell’aurora: una gragnuola
Per la processione delle donne e del lattaio.

da GUERRA, Lo Specchio Mondadori 2005








pubblicato da g.fuschini nella rubrica poesia il 5 agosto 2006