Sopramonte

Antonio Moresco



La settimana scorsa, in un articolo su Tuttolibri che è un misto di colpi sparati a vanvera e di cose condivisibili, Andrea Cortellessa sferra un violento attacco a Valerio Evangelisti, reo a suo parere di spacciare "spaghetti gothic", e forse anche -come non manca di far notare- di avere espresso stima per me nel suo ultimo libro (Distruggere Alphaville, L’ancora del Mediterraneo), scompaginando così il piccolo gioco con le sue caselline predisposte, che i nostri letterati sono abituati a gestire. Cosa che non può che fare imbufalire Cortellessa il quale, oltretutto, quando vede il mio nome diventa come il toro quando vede il rosso.
Ma si consoli Evangelisti, a me la stessa persona, nella sua cecità inquisitoria, nel suo spirito di cosca e nella sua fobia per tutto ciò che gli appare pericolosamente vivo in letteratura -per lui sinonimo di "vitalismo"- è arrivato a dare addirittura dell’apologeta della violenza e del fascista!
Ora si lancia in una fiera difesa della "letteratura vera", quella che "funziona attraverso la differenza, e non la ripetizione. Quella che, se inventa sempre nuove forme, è perché non s’appaga soporifera di quelle ereditate (le forme artistiche, trascendentale allegoria di quelle dell’esistenza associata). Quella che non equivale certo sic et simpliciter alla ’comunicazione’: e proprio per questo ha il coraggio di pagare (anche fuor di metafora) la propria mancata ’sintonia con le domande della società’. E’ questa la letteratura che prevede, fra i propri scopi ideali, la liberazione del pensiero di chi legge…"
Bene! Si vede che -a forza di dai e dai- alla fine qualcosa passa! Non sono infatti le stesse cose, dette con altre parole, che avevo scritto nella "Lettera da Leuca", compresa nel mio ultimo libro ("Scritti di viaggio, di combattimento e di sogno", Fanucci)?
Cortellessa, si sa, ha il brutto vizio di fare di tutte l’erbe (è il caso di dirlo) un fascio, e non pare in grado -nonostante la sua intelligenza e preparazione- di cogliere la forza di invasione e prefigurazione dell’immaginazione letteraria e del pensiero, se non è impacchettata dentro i codici culturali a lui congeniali, con la loro idea puramente manieristica e autoreferenziale della letteratura. E anche nel caso di Evangelisti vede solo ciò che può e vuole vedere.
Ma, a questo punto, devo anche confessare una cosa: a me Cortellessa sta simpatico. La frase del suo articolo che mi sta più simpatica è quella dove, rivolgendosi da pari a pari al proprio alter ego l’Inquisitore Eymerich, intima: "…E non è un caso che sia questa (la letteratura vera), oggi, a rischiare d’essere travolta dal ’futuro’ editoriale e mediatico dei monnezzoni ’Classe 1984’. Se ciò dovesse succedere, stia sicuro l’Inquisitore, non mancheremo, armi e bagagli, d’andarcene sopramonte. Non la sottovaluti, Eymerich, la resistenza: altri hanno fatto lo stesso errore."
Figurarsi se non sono d’accordo! Quanto a Evangelisti, nel suo ultimo libro a un certo punto scrive che lui non ha paura di trovarsi minoritario o addirittura solo. Perciò credo che, all’ occorrenza, sarà uno di quelli che salirà sopramonte. Però bisognerebbe anche vedere cosa Cortellessa vorrebbe portare là sopra, cos’è per lui la "letteratura vera", se non sarà per caso anche quella un altro piccolo genere, il "genere avanguardia" o qualcosa di simile, in lotta contro altri generi e altre maniere.
Comunque sia, se c’è da andare sopramonte, io ci andrò. Anzi, ci sto già da qualche decennio.
La mia contraddittoria simpatia ad Andrea Cortellessa.
Il mio rispetto e la mia stima a Valerio Evangelisti.








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 30 giugno 2006