Libri e barbarie

Carla Benedetti



Perché leggere un libro di critica letteraria? Perché la critica, quando è grande – e non un "passatempo per iniziati"– non arricchisce solo la nostra conoscenza della letteratura. Fa qualcosa di più. Insegna di nuovo a leggerla. Ne fa rivivere il senso profondo e la forza di sogno che essa trasporta all’interno del cammino dell’uomo e della storia. Perciò, in un tempo come il nostro, di disfacimento politico, etico e sociale, e proprio mentre l’estetica dominante tende a ridurre la lettura a mera occasione di intrattenimento, vale assolutamente la pena di leggere Linguaggio e silenzio di George Steiner (Garzanti), uscito in inglese nel 1967 e più volte ristampato.

Con uno stupore e un’intensità assai rari nella critica italiana, Steiner pone alla letteratura la domanda più radicale. Come è possibile che la grande circolazione di cultura e di opere letterarie nella nostra epoca possa coesistere con un tale aumento della barbarie?

" Adesso sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera e il mattino dopo recarsi al proprio lavoro a Auschwitz. […] le università, le arti, il mondo librario non sono riusciti a opporre una resistenza adeguata alla bestialità politica: spesso anzi essi si levarono ad accoglierla, a celebrarla e a difenderla. Perché? Quali sono i legami, per ora assai poco compresi, tra gli schemi mentali e psicologici della cultura superiore e le tentazioni del disumano? Matura forse nella civiltà letterata un gran senso di noia e di sazietà che la predispongono allo sfogo della barbarie?"

E’ la domanda bruciante di chi vive drammaticamente, e non come qualcosa di pacifico, il fatto che la parola scritta possa venire relegata in una zona non agente, che non influisce sul corso del mondo.

Paradossalmente, come ricorda Steiner nella terza parte del libro dedicata a "Il marxismo e la letteratura" e a Lukàcs , a prendere terribilmente sul serio la letteratura sono stati nel Novecento il marxismo-leninismo e i regimi politici realizzati nel suo nome.

"Fucilare un uomo perché non si condivide la sua interpretazione di Darwin o di Hegel è un tributo sinistro alla supremazia delle idee nelle cose umane – ma pur sempre un tributo".

Lo stesso – aggiungo io – si può dire per l’epoca postmoderna, quando gli unici a credere nella forza agente della letteratura sono stati paradossalmente gli ayatollah, condannando a morte Salman Rushdie per dei ’versetti satanici’, scritti per di più all’insegna dell’ironia postmoderna.

Per il resto l’idea di letteratura diffusa in Occidente dall’odierna dittatura del mercato non è molto diversa da quella di Stalin, quando pretendeva di farla diventare "un piccolo dente o una piccola vite" dentro a un meccanismo più vasto - e poi, se necessario, costringere al silenzio l’artista eretico.

(uscito su "l’espresso" del 12 maggio 2006)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica in teoria il 30 giugno 2006