Sant Jordi

Annalisa Casagrande



Una delle prime cose che si imparano a Barcellona è che Jordi è il nome maschile più diffuso. Lo si sente pronunciare per strada da ragazzini che si sfottono, da madri talvolta inviperite che richiamano all’ordine il piccolo catalano occupato a trasgredire, è il nome dello scrittore del libro che sto leggendo e quello di giornalisti, politici, artisti e costosi elettricisti.

Lo si può considerare una mancanza di fantasia dei catalani, o un bacchettone omaggio al santo della Cataluña. Di sicuro non è una moda perché abbraccia tutte le fasce d’età. È il tramandarsi di un’ identità, di generazione in generazione. A volte ho la sensazione che questo nome da solo possa spiegare molto sui catalani, e sulla loro complessa e agglutinante anima.

Il 24 aprile ho vissuto il mio primo " Sant Jordi" a Barcellona.

Mi hanno raccontato che quando San Giorgio uccise il drago dal meraviglioso animale sbocciarono le rose. Per questo motivo il giorno della festa del santo si regalano rose. Ma anche libri. Così lo racconta da "el Periodico" la presidentessa del " Gremi de Llibretes de Barcelona i Catalunya":

"Il fiore è sempre stato un veicolo di sentimenti e il connubio che si celebra per Sant Jordi tra la rosa e il libro è come fare un mazzo solo di due rami differenti, ma presidiati dal sublime sentimento dell’amore… siamo portatori di questo sentimento e con questo atto rivendichiamo che siamo un popolo che ama la cultura e ammira la bellezza, e che è capace di uscire per strada festosamente per esprimerlo... Se questo popolo ha questa festa è perché ha saputo estenderla e conservarla, e per questo, ovviamente, se la merita."

Barcellona si profuma di rose e di carta di libri: vengono allestite un numero spropositato di bancarelle di rose, di libri che sono avvolte da un’altrettanto spropositata e brulicante massa di persone che rendono il rosso delle rose intermittente come un semaforo.

Dove la folla si disperde, lontano dalle bancarelle, rose e libri camminano nelle mani delle persone fino a notte inoltrata e persino nelle prime corse del metro dell’indomani. E’ impressionante la cacità di dilatazione di questa città. Non capirò mai quante persone possono entrare nella Rambla. La scorsa domenica sembrava un fiume in piena che però scorreva lento.

Quello che rende speciale questa festa è ciò che si respira: José Saramago, al suo terzo Sant Jordi si esprime così:

"E’ una festa unica, non ne conosco una che le somigli. Si possono trovare momenti simili nelle fiere del libro, però questo è un incontro cittadino. La gente scende in strada per comprare libri; il lettore si esprime in maniera diretta e emotiva. Lo so che questo succede anche nelle fiere del libro, ma Sant Jordi è il qui e l’ora. Possiede una grande intensità."

I giornali riportano due pagine intere di appuntamenti con gli autori. La maggior parte degli incontri è organizzata dal grande gruppo commerciale "Corte Ingles", ma da pochi anni anche dalle varie librerie e associazioni. C’e´un pemio letterario Sant Jordine. Si assegna il premio internazionale Terenci Moix che Juan Ramon Iborra racconta così dalle colonne di "el Periodico":

"In altri tempi, in questa città, in questo giorno di festa e di amore in forma di rosa e di letture, Terenci Moix soleva capeggiare i quaranta principali con i suoi libri [...] la sua morte annunciata e prematura, lasciò un vuoto che sfumò in un’enorme coda di cacciatori delle sue dediche, sparì un esempio di simbiosi di cultura e popolo, sparì uno dei più notevoli scrittori bilingue di questo paese. Allo stesso modo lasciò i suoi amici senza la festa che si celebrava in questa occasione nella sua casa di carrer Mountaner, dove rivelava la cifra esatta degli autografi".

Il suo nome rivive nei Premi Internazionali Terenci Moix che si assegnano oggi.

Il premio dipende dalla volontà dei 34 giurati: scrittori, poeti, cinefili, attori, storici, attori e giornalisti. L’anima di questo premio ruota intorno a queste due idee che sono state fin dall’inizio la forza di sfondamento e una fonte di difficoltá: da una parte tentare di agglutinare letteratura, arte, arti sceniche (i poli entro i quali passò la vita lo scrittore barcellonese) e di difendere in "certi saloni" l’idea che non solo si premia il talento di questo o di quell’artista, da est a ovest, in questa o quella lingua, ma soprattutto i valori umani, il grado di partecipazione che esprimono i candidati nel loro vivere i proplemi della societá che raccontano. Non si assegnano soldi, ma solo un grandioso e simbolico euro.

Sant Jordi è un giorno carico di aspettative: degli innamorati che si scambiano rose e libri (i ragazzi regalano rose e le ragazze libri), dei commercianti (tra cui spiccano fiorai di professione e improvvisati che confezionano rose nelle maniere piú bizzarre e artistiche), dei librai, ma alla fine ne fanno parte un po’ tutte le categorie dato che Barcellona è inodata da un fiume umano. È un giorno pieno di aspettative per i lettori: infatti se è vero che le rose vengono vendute al doppio del loro prezzo, sui libri viene applicato lo sconto del dieci per cento in maniera ugualmente totale. La gente, per questo si azzuffa nell’acquisto creando un movimento di massa sempre crescente, a tal punto da farti sentire a tratti misantropo.

Tra i tanti libri, in tutte le lingue e di tutti i generi spicca La catedral del mar, un best seller alla Dan Brown che è stato il campione di vendite. Qui non cambia niente, tutto è uguale alle meccaniche del mercato della nostra epoca e dell’Italia, eccetto in una cosa: in Spagna non c’è la miriade di libri di comici di grido, né di personaggi televisivi che scrivono la loro ricetta sociale e pseudo etica. C`è qualche libro di barzellette, ma passa quasi inosservato. Si trovano anche ottime traduzioni di libri italiani, classici ovviamente, tra cui mi ha emozionato trovare tra i tanti libri di Baricco, uno di Salvatore Quasimodo.

Quello che però per me la rende speciale è altro: è ciò che vive questa cittá. É una festa che viene vissuta nella calle da una popolazione varia e in espansione, il tutto non è chiuso in uno spazio deputato e con biglietto di ingresso. E’ la festa di una Barcellona cosmopolita e accogliente che voracemente ingloba, nella sua massa densa, la massa che scorre nelle sue arterie.

Sant Jordi non poteva essere un giorno piú colorato. Pensare che era una domenica plumbea, ma la strada era piena di colori: quelli delle mille rose che inondavano Barcellona, dei libri, delle mille facce e dei tanti idiomi, mescolati e conviventi, a cominciare dalla convivenza del catalano e castigliano.

Anch’io ho avuto la mia rosa e ho comprato un libro: Poemas escogidos di F. De Quevedo. E anch’io ho sognato, mi sono emozionata leggendo queste parole dell’articolo di Iborra:

"Viviamo cercando di comprendere perché lo facciamo. In questo discorrere ci sono persone che vi dedicano la vita. Sono tipi strani che hanno comportamenti anomali. Pensano, annotano, costruiscono, danno forma alle loro riflessioni ... Usando l’assurdo guazzabuglio di un alfabeto, questa processione di formiche, gli scrittori, sono e sono stati dall’albore dei tempi, druidi che con la pietra filosofale, con la quadratura del cerchio, con l’uovo di Colombo ci hanno dato modo di scoprire qualcosa."








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 29 giugno 2006