Le falsificazioni di Wu Ming 1

Tiziano Scarpa



Nella sua recensione a Gomorra, Wu Ming 1 mi mette in bocca cose da lui inventate. Mi fa dire a Roberto Saviano: "e chissà dove saresti a quest’ora se io non, e va riconosciuto che c’è un gruppo di persone che". Wu Ming 1 definisce il mio articolo "solita fiera delle vanità, solita condotta parassitaria, solito esibizionismo sconcio".

Questa distorsione delle mie parole è stata ripetuta in rete da alcune persone a cui fa comodo stravolgere la verità.

Io ho scritto tutt’altro, e chiunque può verificarlo.
Non mi sono vantato personalmente né a nome di un gruppo. Non ho mai parlato di " un gruppo", ma di una buona e sana collaborazione generale da parte di tante persone, di tanti gruppi diversi, anche quelli che di solito sono divisi e polemici fra di loro.

Ho constatato che, nel caso di Gomorra, l’ intera classe intellettuale, editoriale e mediatica italiana ha dato un contributo nel valorizzare una nuova voce. Ho espresso la speranza che ciò accada ancora, in futuro, per altri libri e altri eventi culturali.

Ecco cosa avevo scritto rivolgendomi a Roberto Saviano:

(…) Il merito è tutto tuo. Ma, per per una volta, anche la cosiddetta "società letteraria" (ammesso che esista), l’"intelligencija italiana", ha fatto la sua parte.

In questi anni, scrittori, intellettuali, siti, riviste, giornali, redattori, piccoli editori, organizzatori di convegni ti hanno dato credito ospitando tuoi scritti e interventi, valorizzandoli come meritavano, fin da quando eri un ventiquattrenne sconosciuto; gradualmente, tutto questo ha portato alla pubblicazione presso un grande editore che potrà tutelarti meglio di una piccola casa editrice; giornalisti e recensori hanno parlato del tuo libro, e ultimamente c’è pure chi si è speso sfruttando i suoi contatti per segnalarti ad alcune trasmissioni televisive, che a loro volta ti hanno chiamato a presentare Gomorra sugli schermi.

Non faccio nomi, perché qui non si tratta di distribuire medagliette. Semplicemente, sono soddisfatto che nel tuo caso ci sia stato un concorso di forze, una collaborazione spontanea, non orchestrata, da parte di molti in Italia, anche persone che su altri temi sono divise e polemizzano spesso.

La morale qual è? Un’altra cultura è possibile? Possiamo ritrovarci d’accordo e darci una mano nel promuovere cose buone? Non siamo alla mercè soltanto dei book jockey, i frivoli cronisti di novità librarie, e dei presentatori televisivi? Il tuo caso felice me lo fa sperare. (…)








pubblicato da t.scarpa nella rubrica giornalismo e verità il 24 giugno 2006