Le mistificazioni dei Wu Ming

Carla Benedetti e Tiziano Scarpa



Cos’hanno in comune Gomorra di Roberto Saviano e Asce di guerra dei Wu Ming?
Niente. Gomorra è un reportage, Asce di guerra è una miscela di fiction e non-fiction.

Il materiale raccontato in Gomorra viene dall’esperienza diretta dell’autore, che la paga di persona con forti rischi, inquietudini e sofferenza. Il materiale raccontato in Asce di guerra viene dai racconti autobiografici di Vitaliano Ravagli – che negli anni ’50 ha fatto la guerriglia in Indocina – e dalla somma di quattro immaginazioni.

Eppure Wu Ming 1 sostiene che Gomorra e Asce di guerra sono "oggetti narrativi" simili.
Ecco cosa scrive in una recensione uscita nel sito della ditta wumingfoundation.com:

"Gomorra vive in un’intersezione che, negli ultimi anni, ha dato ospitalità ad altri ’oggetti narrativi’. Qualche esempio, in ordine decrescente di primato della narrativa sui ’corpi estranei’: Romanzo criminale di De Cataldo, Dies irae di Genna, e il nostro Asce di guerra[…]. Varia il tema (nemmeno tanto), varia la miscela di reale e immaginario, varia il modo in cui si passa dal documento alla visione, ma quei libri vivono nello stesso posto".

Quindi non hanno alcun senso le distinzioni tra finzione e reportage?

No. Secondo Wu Ming 1 non hanno senso:

"Non hanno alcun senso le contrapposizioni tra finzione e reportage, tra romanzo-romanzo e romanzo-qualcos’altro: noi tutti produciamo, quando lo riteniamo giusto, ’oggetti narrativi’ che se ne fottono del filo spinato, degli allarmi, dei cocci di vetro sul muro di cinta".

Allora ricominciamo il confronto. Cos’hanno in comune Gomorra e i libri dei Wu Ming?

Saviano potrebbe subire rappresaglie criminali e rischia personalmente per ciò che ha pubblicato. È stato più volte minacciato sia durante le indagini, sia durante la stesura dei suoi pezzi, quando uscivano a fatica su quotidiani e riviste, e spesso gli stessi giornali con cui collaborava esitavano a pubblicarli. I Wu Ming rischiano poco o nulla scrivendo fiction, o miscelando fiction e non fiction.

Intendiamoci, non è obbligatorio rischiare così tanto, ma per favore che non ci vengano a dire che i loro testi stanno nella "stessa intersezione" di Saviano.

E invece è proprio questo che cercano di contrabbandare. Per Wu Ming 1 queste enormi differenze sono solo una piccola sfumatura, una questione di diverso dosaggio nella "miscela di reale e di immaginario".

C’è poi un’altra differenza cruciale.

Gomorra è scritto da un individuo, le finzioni dei Wu Ming da dieci mani messe al lavoro.
Ma su questo Wu Ming 1 non si sofferma. Cogliere questa differenza tra un singolo che scrive e la produzione di una ditta di "artigiani" della narrazione, lo porterebbe forse su un piano scivoloso.

Quasi tutto ciò che è raccontato in Gomorra è il frutto del lento lavoro di un singolo, di indagini di anni sul territorio, e di un coinvolgimento profondo nella realtà descritta.
Quasi tutto ciò che scrivono i Wu Ming è il frutto di un lavoro assai più rapido, spesso di seconda mano, distribuito sulle spalle di cinque.
Saviano lavora come manovale al porto di Napoli per scoprire dove vanno a finire le merci cinesi e come viene organizzato lo stoccaggio. I Wu Ming tutt’al più, prima di scrivere un romanzo storico, vanno a turno in biblioteca.

Perciò ci ha davvero nauseati leggere frasi come queste:

" ’Roberto Saviano’ è una sintesi, flusso immaginativo che rimbalza da un cervello all’altro, prende in prestito il punto di vista di un molteplice".

" ’Io’ raccoglie e fonde le parole e i sentimenti di una comunità, tante persone hanno plasmato – da campi opposti, nel bene e nel male – la materia narrata. Quella di Gomorra è una voce collettiva che cerca di ’carburare lo stomaco dell’anima’ ".

Come!? Una voce collettiva? Collettiva un cazzo! Quando rischiava di prendersi una coltellata, Saviano non aveva mica Saviano 2, Saviano 3, Saviano 4 e Saviano 5 a parargli le spalle!

Poi Wu Ming 1 se la prende con le recensioni che ha avuto Gomorra perché mettono l’accento "sulla testimonianza individuale" senza cogliere "la natura di epopea collettiva del suo libro".

Così il collettivo cerca di far passare Gomorra come un libro che è in perfetta sintonia con la "filosofia" del collettivo.

"L’io narrante di Gomorra è l’autore, ma non soltanto e non sempre. L’autore, per dirla con la colonna romana del vecchio Luther Blissett Project, ha esercitato la libertà di ’dare dell’io a qualcun altro’, di collocarsi dietro gli occhi di diversi ’io’ che raccontano storie di camorra. Non ’io è un altro’ (’je est un autre’, come scrisse Rimbaud), bensì ’anche un altro è io’ (’un autre aussi est je’)."

È esattamente il contrario. Un libro come Gomorra mina alle fondamenta il loro castelletto di teorie sulla scrittura collettiva, "condividui" pseudonimi e depotenziamento autoriale. Perciò i Wu Ming tentano affannosamente di inglobare Roberto Saviano snaturandolo, uniformandolo alle loro impostazioni, con ragionamenti capziosi che ribaltano l’evidenza. Ma è un gesto disperato, il loro.

L’io nel libro di Saviano è coinvolgimento profondo, totale, è strumento di conoscenza, è assunzione di responsabilità delle proprie parole, è motivazione autobiografica che spinge a indagare e capire. È storia personale non interscambiabile con quella di nessun altro. È persino esibizione fiera della propria faccia in quarta di copertina, a muso duro, gesto simbolico e politico che incarna il testimone, disposto a difendere le proprie parole con tutta la persona. L’io in Gomorra è l’istanza irriducibile della testimonianza, che è fatto e parola, è esperienza vissuta e non solo talento narrativo astratto. Il valore semplice e potente della testimonianza, sulla quale tanto insisteva Primo Levi. L’umile, e inflessibile, e eversiva arma dell’io.

Tutto questo manda in crisi i cascami postmoderni dei Wu Ming, ridicolizza le loro infantili mascherine identitarie. C’è un’aria nuova che sta spazzando via questi giochini e le loro coperture ideologiche, i Wu Ming se ne sono accorti e si affrettano con grande apprensione a confondere le carte per non essere sbugiardati da un gesto semplice e potente come quello di Saviano.

Continuate pure a produrre e autopromuovere i vostri "oggetti narrativi", ma non prendeteci in giro.








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica in teoria il 22 giugno 2006