Tre libri

Antonio Moresco



Stanno uscendo dei libri che non lasciano indifferenti, negli ultimi tempi. Ho già parlato di Gomorra di Roberto Saviano. Di altri che leggerò durante le vacanze magari parlerò più avanti. Adesso voglio fare un rapido accenno a tre libri che ho letto in questi mesi:

La furia del mondo (Cesare De Marchi, Feltrinelli). All’inizio ero tiepido. Sì, sì, sarà anche fatto bene, mi dicevo, il romanzo storico, la pittura d’ambiente… un buon lavoro scrupoloso, da letterato. Ma cosa me ne frega! Poi, però, man mano che andavo avanti, mi ha preso sempre più. Quel bambino intontito dentro la furia del mondo, quel finale struggente, quasi ipnotico… E’ un libro maledettamente "letterario" e quasi d’altri tempi, adesso che col romanzo storico ci giocano e ci ammiccano in molti. Serio, inattuale. C’è dentro una dolorosa e ravvicinata esperienza e conoscenza del mondo, Bruno, Lutero, Leopardi. Soprattutto Leopardi.

Tuttalpiù muoio (Albinati &Timi, Fandango). Lo so che è un libro che è "andato bene", ma avrebbe meritato ancora di più. C’è dentro un’energia enorme, una potenza popolare degradata e indomabile, l’impasto delle vecchie plebi che diventano plebi televisive, la forza vegetale della vita brutta. E’ una storia individuale di voracità, disperazione e mancanza, e nello stesso tempo una storia corale dell’Italia Centrale sfigurata di questi anni, ambientata negli stessi luoghi dove hanno operato Giotto, Francesco… e ha preso forma l’Italia stessa e il suo immaginario artistico, religioso, partendo dalla sua spina sotterranea centrale. Ma è inutile stare qui a parlare di questo libro. Leggetelo.

Memoria del vuoto (Marcello Fois, Einaudi): "E dicono che lei abbia fatto unu tunchiu e issu puru ha fatto un sibilo leggero iuchende su poddiche davanti alle labbra quasi a pregarla de s’istare muda: shhhhh. Ma Luigia Marianna apre la bocca per gridare e allora Samuele la pugnala in bocca. La donna fa come un sorriso larghissimo e si mette in piedi e quasi gli sfugge, Samuele è costretto a inseguirla e afferrarla per la spalla per farla voltare e riprendersi il coltello. Lei risponde con un gorgoglio, sente che sta vomitando sangue, così si mette una mano davanti alla bocca e fa ancora due o tre passi verso il corridoio. Ma è tutto inutile, nel cadere lascia una coda di pavone rossa sulla parete."
E’ un libro tutto scritto così. Ma siccome io sono incontentabile all’inizio ci vedevo troppo l’elemento ornamentale sovrapposto. Poi però, anche qui, andando avanti, mi ha preso sempre di più, complice anche il mio amore particolarissimo per la Sardegna e per la sua lingua commuovente e remota. E’ come una ballata popolare, un western panico e sepolcrale. Epico, vivo, sentito, che ho letto con lo stesso fervore con cui quando ero poco più che un ragazzo leggevo i libri del peruviano Manuel Scorza.








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 20 giugno 2006